Basta ai luoghi comuni, sì a due comuni

Perché le argomentazioni contrarie non reggono

1) L’autonomia non è un’esigenza sentita ma solo una ripicca campanilistica.
risposta: Falso! Mestre e Venezia necessitano ciascuna di un’amministrazione più consona e mirata, per:
a) consentire un più efficace e immediato controllo degli amministrati sugli amministratori;
b) risolvere i diversi problemi (ad es. per Mestre l’inquinamento, per Venezia le acque alte…);
c) valorizzare le singole tendenze: Venezia città d’arte unica al mondo; Mestre città a vocazione direzionale, che deve dialogare con tutto il Veneto, forte del suo entroterra, in vista di uno sviluppo equilibrato.
A Mestre è mancata finora un’amministrazione comunale che le si dedicasse a tempo pieno, per creare infrastrutture (strade, servizi, stadio,…) e occupazione. Votando Sì all’autonomia dividi i problemi e raddoppi i risultati e le soluzioni.

2) Non c’è la dimostrazione che le cose andrebbero meglio.
risposta: Un esempio c’è: Cavallino, che, divenuto comune autonomo da Venezia nel 1998, ha notevolmente migliorato la propria situazione generale: sono aumentati i servizi e diminuite le tasse, tanto che il primo sindaco Orazio, un tempo oppositore dell’autonomia, ne è ora un convinto assertore e difensore.
Nel 2013, inoltre, anche Tar e Consiglio di Stato hanno dato ragione al Cavallino, imponendo al Comune di Venezia di attribuire al nuovo Comune la percentuale di patrimonio e beni dovuti in proporzione a superficie e popolazione: lo stesso avverrà per Mestre.

 

Il precedente del Comune di Cavallino Treporti, resosi autonomo da Venezia nel 1998:

https://www.youtube.com/watch?v=rdZfUhoYp1o

 

3) Ci rimetterebbero economicamente sia i mestrini sia i veneziani.
risposta: I vari servizi (Vesta, Actv,…) potrebbero essere assegnati in modo più trasparente e utile per i contribuenti, che pagherebbero di meno (la raccolta rifiuti terrebbe conto della specificità delle due aree, mentre i trasporti, già gestiti da un consorzio di comuni, non avrebbero motivo per alzare i prezzi).

4) Un comune unico può coordinare l’amministrazione dell’ambiente, dell’industria, dell’agricoltura e dell’inquinamento.
risposta: Al coordinamento dei vari comuni sono preposte Regione, Provincia e Città metropolitana. Il Comune invece è l’unità amministrativa più piccola, ma che rappresenta funzionalmente la comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo culturale, economico e sociale.

5) Il porto è un’area integrata tra Mestre e Venezia.
risposta: L’autonomia non muta la situazione, in quanto il porto è gestito già ora dall’Autorità Portuale, tanto che non ha importanza dove è ubicata la sede amministrativa.

6) Gli uffici del terziario si trovano a Mestre perché è in Comune di Venezia.
risposta: Le sedi amministrative dei servizi fondamentali sono distribuite in entrambe le città e con l’autonomia potranno essere meglio collocate. È vero che alcune grosse società hanno trasferito in terraferma alcune sedi amministrative ma soltanto per una questione di spazio e funzionalità.

7) Il nuovo orizzonte è l’unità europea, non i particolarismi locali.
risposta: Non c’è contraddizione con l’esigenza di una migliore amministrazione anche a livello locale, attraverso un più stretto rapporto fra cittadini e istituzioni. Anzi sono stati proprio i Trattati di Amsterdam e Maastricht a introdurre nell’ordinamento italiano il principio di sussidiarietà, in virtù del quale si richiede che l’amministrazione venga svolta al livello di governo più vicino ai cittadini.

8) Il comune unico secondo i politici permette economie di scala.
risposta: Le economie di scala e i relativi risparmi si producono solamente nelle famiglie e nelle realtà omogenee al loro interno. La coatta coabitazione di Mestre e di Venezia, al contrario, aumenta i costi date le distanze e le notevoli differenze fra le due città.
Comunque anche i politologi e gli amministrativisti più avveduti e moderni non parlano più, a proposito degli enti locali, di concetti freddi e economicistici come quello dell’ “economia di scala” e ammettono che le realtà amministrative locali costituiscono oggi baluardo per lo sviluppo del “capitale sociale locale” e per l’aumento della rappresentatività e della qualità della vita.
9) Ormai c’è la Città metropolitana.
risposta: Proprio perché la Città metropolitana ormai è legge dello Stato, dapprima con d.l. 95/2012 e l. 135/2012, poi dichiarata incostituzionale, e ora con l. 56/2014, si deve dare spazio alle autonomie comunali all’interno della stessa. La Città metropolitana non contrasta con l’autonomia amministrativa di Mestre, anzi la rende ancor più necessaria per più motivi:
a) persino i sostenitori del No nei precedenti referendum promettevano che Mestre sarebbe stata Comune solo una volta realizzata la Città metropolitana, quale “cappello” posto al di sopra dei futuri Comuni autonomi;
b) la Città metropolitana è come un amministratore di condominio, in cui la proprietà spetta ai singoli Comuni, coordinati fra loro ma ognuno padrone a “casa” propria;
c) perché i consiglieri di Spinea, Cona, Cavarzere, Cinto Caomaggiore possono partecipare agli organi di governo della Città metropolitana e Mestre no?
d) la Città metropolitana sottrae alcuni poteri ai Comuni: se Mestre non può essere Comune nemmeno ora che i Comuni cedono alcune competenze alla Città metropolitana, quando mai mestrini e mestrine potranno avere voce in capitolo? O vogliamo considerarli inetti e incapaci di governarsi?
e) la Città metropolitana serve, per legge, proprio a coordinare i vari comuni in quegli ambiti in cui può essere utile una gestione unitaria su questioni di area vasta;
f) solo l’autonomia di una parte dell’attuale Comune capoluogo di Città metropolitana consente, per legge, l’elezione diretta popolare del Sindaco metropolitano e del Consiglio, che ora sono il primo automaticamente il Sindaco del capoluogo, e il secondo scelto solo da sindaci e consiglieri comunali, con un deficit di democrazia;
g) un Comune capoluogo meno esteso spaventa meno i comuni della Città metropolitana, che, per sottrarsi all’egemonia di Venezia potrebbero uscire dall’ente metropolitano, mentre un Comune di Terraferma come Mestre può meglio dialogare e capire le esigenze degli altri Comuni non lagunari della Città metropolitana;
h) ci sono già 44 Comuni nella Città metropolitana, se ne chiede soltanto uno in più, non per un paesino qualsiasi, ma per Mestre, cioè la città più popolosa dell’area metropolitana;
i) il vero rapporto con Padova, Treviso e le altre realtà venete dev’essere su un piano di parità e non di subordinazione da parte di Venezia e di Mestre.

10) Meglio prima la Città metropolitana e poi l’Autonomia di Mestre?
risposta: Sostenevamo in passato che fosse opportuno che anche Mestre fosse coinvolta nel processo formativo della Città metropolitana.
In ogni caso, la controversia è oggi superata, perché la Città metropolitana è ormai esistente.
Semmai, questa obiezione dimostra che persino i sostenitori del No hanno sempre dato per scontato che, una volta realizzata la Città metropolitana, ci sarebbe stato spazio per i due Comuni di Mestre e di Venezia: oggi chi era contrario ai due Comuni in passato, se è coerente, deve passare a sostenere il Sì.

11) Lo sviluppo dell’occupazione richiede un legame indissolubile tra Venezia e Mestre.
risposta: Chi allude ai pendolari che si muovono tra Mestre e Venezia finge di ignorare che ve ne sono almeno altrettanti che si spostano tra le due città e il resto del Veneto (specie Padova e Treviso). Inoltre la continua diminuzione dei livelli occupazionali di Porto Marghera è un grosso problema, che potrà essere meglio affrontato quando Mestre sarà autonoma.

12) Molti veneziani sono emigrati a Mestre.
risposta: Si tratta di un discorso superato perché l’emigrazione colpisce anche Mestre e ha la sua destinazione al di fuori dei confini comunali. Inoltre il Comune non si basa sulla provenienza dei suoi abitanti ma sull’esigenza di una migliore amministrazione per parti del nostro territorio tra loro contigue e omogenee. Altrimenti sarebbe come chiedere che le città di Milano o Torino, mete in passato di gran parte dell’emigrazione dal meridione, fossero collocate in Comune di Palermo o di Napoli.

13) L’esempio delle due U.S.L. separate non ha mai funzionato (dicevano nel 1989).
risposta: Da allora le A.S.L., poi U.L.S.S., sono state unite. Il buono o cattivo funzionamento dipendono dal sistema sanitario, di competenza regionale. L’unità dei due comuni è stata semmai il pretesto per l’eliminazione dell’ospedale del Lido. Un sindaco della sola Venezia potrà evitare almeno la chiusura dell’ospedale in centro storico prima che i veneziani, anche delle isole, siano costretti a recarsi in terraferma per qualsiasi emergenza sanitaria!

14) Personale dei due comuni:
A) servirebbero due anni per dividerlo e riorganizzarlo e sarebbe necessario un maggiore organico.
risposta: No: il numero dei dipendenti attuali del comune di Venezia è sufficiente per dotare entrambi i comuni; tali dipendenti non vedrebbero diminuire lo stipendio in quanto i diritti acquisiti restano inalterati. Si potrà però attingere maggiormente alle loro professionalità, senza inutili e costose consulenze esterne.

B) mancano le sedi.
risposta: ci sono già sedi a Mestre centro, Marghera, Zelarino, Favaro e Chirignago: vanno solo razionalizzate e organizzate meglio. Le dimensioni e la disomogeneità del Comune unico attuale, invece, creano grosse difficoltà logistiche, maggiori costi (il comune paga anche un servizio di navette fra sedi comunali di Mestre e di Venezia) e scarsa comunicazione tra gli uffici.

C) si creerebbero due consigli comunali e troppa burocrazia.
risposta: a) Per questione di popolazione, i nuovi comuni avrebbero per legge ognuno un numero di consiglieri comunali e di assessori più basso. Inoltre i loro stipendi, così come quelli dei sindaci, costerebbero meno. E perché non considerare i costi per la gestione delle attualmente inutili sei municipalità? Da sole costano, limitatamente a struttura e stipendi, 11.700.000 euro l’anno. Capito perché tanti politici di maggioranza sono contro l’autonomia?
b) Viceversa un Consiglio Comunale pesa sul bilancio, nei comuni non capoluogo tra i 100.000 e i 250.000 abitanti come Mestre, per lo 0,04%.
c) L’unità comunale è fittizia e dannosa, contraria a storia, tradizioni e buon senso.
d) Chi ingigantisce le difficoltà del nuovo comune considera implicitamente i mestrini immaturi e incapaci di autoamministrarsi.

15) Venezia resterebbe isolata e spopolata; Mestre conterebbe di meno.
risposta: Anche Mestre, unita a Venezia, si sta spopolando, caso unico in tutta la vicina terraferma: a Mira, Mirano, Spinea, Martellago, Quarto d’Altino, Marcon autonome la popolazione è in continuo aumento. La causa principale dell’esodo da Mestre è la qualità della vita, che un comune autonomo potrà sicuramente migliorare. Venezia da sola potrà salvaguardare le sue tradizioni autentiche; un sindaco della sola Venezia potrà arrestare lo spopolamento e invertire la tendenza demografica.

16) Il prestigio culturale di Venezia avvantaggia anche Mestre.
risposta: Il prestigio culturale di Venezia oscurerebbe qualsiasi città, anche una New York. È forse questo il motivo per cui a Mestre si è sempre impedita l’esistenza di qualsiasi struttura culturale. Un comune di Mestre potrebbe meglio svolgere attività culturali. Finora non è stato fatto nulla: c’è solo il Candiani che non è ben gestito; i reperti archeologici e gli Archivi storici sono persi o trascurati (es. vicenda Urbani De Gheltof, Museo e Archivio di Mestre); invece Mestre è vivissima sul piano culturale e l’associazionismo spontaneo lo dimostra.

17) Mestre senza Venezia non potrebbe reggersi sul piano economico e non avrebbe più a disposizione i fondi della Legge Speciale.
risposta: Il comune di Mestre continuerà ad avere le stesse entrate che ora versa al comune unico, insieme a quelle relative alla Legge Speciale, che spetteranno a Mestre in quanto comune della gronda lagunare. Il nuovo comune di Mestre continuerà, in parti proporzionali, a fruire dei contributi della Legge Speciale e di quelli relativi al Piano Direttore Regionale per il disinquinamento della laguna di Venezia, come gli altri comuni della gronda lagunare, quali Musile, Jesolo, Quarto d’Altino, Cavallino, Mira, Campagna Lupia, Chioggia e Codevigo, quest’ultimo della provincia di Padova.

18) Venezia non sarebbe più capoluogo regionale.
risposta: Venezia continuerà ad essere capoluogo di Regione perché previsto dallo Statuto Regionale Veneto.
Ciò non dipende, infatti, dal numero di abitanti e i dati lo dimostrano:
Regione Trentino Alto-Adige – Sudtirol: capoluogo Trento (in passato per molti anni Trento ha avuto meno abitanti di Bolzano senza perdere la “supremazia” regionale).
Regione Abruzzo: capoluogo L’Aquila (Pescara: 115.000 abitanti, L’Aquila: 69.000 prima del terremoto).
Regione Calabria: capoluogo Catanzaro (Reggio Calabria: 179.000 abitanti, Catanzaro: 97.000, Cosenza: 78.000 e fino a poco tempo fa Catanzaro era addirittura la terza città calabrese dopo Cosenza e Reggio, ma è rimasta capoluogo regionale).

19) I confini non sono chiari.
risposta: La proposta presentata dagli autonomisti segue il confine naturale, che vuole da una parte la Città d’acqua, comprese isole, laguna e barene (Venezia, Murano, Burano, Torcello, Pellestrina, Lido, Mazzorbo,…) e dall’altra la Terraferma (Marghera, Catene, Malcontenta, Chirignago, Cipressina, Gazzera, Zelarino, Trivignano, Tarù, Altobello, Piave 1866, San Lorenzo, XXV Aprile, Terraglio, Bissuola, Carpenedo, Favaro, Dese, Campalto, Tessera, Ca’ Noghera,…).

20) Aumenterebbero le tariffe telefoniche.
risposta: Falso: dipendono dal distretto telefonico e non dal comune di appartenenza.

21) Aumenterebbe il costo dei trasporti pubblici.
risposta: Falso: i trasporti pubblici sono gestiti da un consorzio che comprende ventidue comuni; le agevolazioni della Carta Venezia sono aperte a tutti i “residenti della Regione Veneto” (art.1 regolamento Actv sulla Carta Venezia). Inoltre i tragitti restano gli stessi, quindi l’Actv non avrebbe nessun aggravio e nessun motivo per alzare i prezzi. Già oggi non è possibile passare da un autobus ad un vaporetto con un solo biglietto di corsa semplice senza Imob, fatto molto strano per un comune unico e giustificabile solo dalla naturale diversità di due città che sono, come sosteniamo, completamente distinte.

22) Mestre pagherebbe più tasse.
risposta: Falso: Cavallino Treporti, da quando è comune autonomo da Venezia, paga il 40% di imposte in meno.
Ad esempio, i mestrini pagano una delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti urbani fra le più alte in Italia, a causa della singolare morfologia di Venezia e della presenza massiccia di turisti. Le caratteristiche della città d’acqua incidono secondo lo stesso Sindaco Luigi Brugnaro (a giorni alterni sostenitore del No) “per 30 milioni di euro” sulle tasche dei mestrini!
Inoltre, Venezia e isole (compreso il Lido) non pagano la sosta del parcheggio e soltanto la Terraferma contribuisce alle entrate derivanti dalle multe per infrazioni al Codice della Strada. Dette entrate potranno essere impiegate esclusivamente per migliorare le strutture attinenti la viabilità di Terraferma.
Ca’ Farsetti incassa centinaia di migliaia di euro per i tabelloni pubblicitari che, eccezion fatta per il Lido, incidono sull’ambiente della sola Mestre: si tratta perciò di soldi che per la maggior parte dovrebbero essere spesi a beneficio della terraferma.
Il ticket sugli autobus turistici comporta oneri per il passaggio da Mestre con una ricaduta economica positiva soltanto a favore degli esercenti veneziani.

gazzettino_2017_02_16_cavallino_digitale_sottolineato

23) Venezia perderebbe l’Aeroporto.
risposta: L’Aeroporto “Marco Polo” di Tessera è sito su terreno demaniale dello Stato ed è gestito da un consorzio pubblico-privato con la presenza, ancorché con quote minime, di comuni circostanti, tra i quali sarà compreso anche quello di Mestre. Sotto il profilo territoriale è doveroso ricordare come l’aeroporto di Milano Malpensa sia addirittura in provincia di Varese e come l’aeroporto di Londra-Gatwick si trovi a più di mezz’ora di treno da Londra.
24) Mestre sarebbe una città troppo piccola.
risposta: Sotto il profilo demografico, Mestre da sola sarebbe la diciottesima città d’Italia e terza del Veneto per numero di abitanti. Al giorno d’oggi Mestre ha 175.740 abitanti, Venezia 95.662. Ma quello che conta è che Mestre e la Terraferma abbiano ruolo e dignità che competono ad una città, non più periferia, con il consolidamento dell’identità culturale e il recupero di quella sportiva, ora perduta.
25) Mestre tornerebbe nella diocesi di Treviso.
risposta: Falso. Mestre fu sottratta alla diocesi di Treviso nel 1927, per uniformare i confini ecclesiastici con quelli amministrativi. Oggi però i confini comunali non influiscono sui confini diocesani, anzi gli “Accordi di modificazione del Concordato” di Villa Madama del 1984 lasciano alla Chiesa la più totale libertà di decidere le circoscrizioni di diocesi e parrocchie (articolo 3).
26) Mestre e Venezia sono urbanisticamente disegnate unite. Perché cambiare?
risposta: I problemi urbanistici della Terraferma dovranno essere affrontati con la priorità che deriva dall’essere quelli esclusivi di un nuovo comune (municipio, sindaco e sua giunta, servizi,…). Verrebbero fra l’altro diminuiti i valori degli oneri comunali per il rilascio di licenze e concessioni, oggi esorbitanti, i più alti in Veneto dopo Cortina; essi potranno essere diminuiti al livello dei comuni limitrofi di Terraferma.
27) L’IMU e la TASI raddoppierebbero.
risposta: Falso. Come già l’ICI, l’IMU e la TASI sono il risultato della moltiplicazione di due parametri: la percentuale prevista per legge e la rendita catastale. I sostenitori del No omettono di dire che l’attuale comune di Venezia ha altissime rendite catastali, rendendo la Terraferma svantaggiata rispetto a comuni che si trovano anche solo poche centinaia di metri fuori dal comune di Venezia. Per di più la maggior parte degli edifici della città d’acqua sono sottoposti a vincolo come beni artistici e architettonici, con abbattimento della rendita catastale e a farne le spese è Mestre.
28) Mestre perderebbe i soldi del Casinò.
risposta: Falso. Le quote del casinò detenute dal comune di Venezia (95%) verranno divise tra i due comuni analogamente alle altre Spa e aziende compartecipate. La sede del casinò potrà essere concordata tra i due comuni in modo che la struttura insista sul territorio di Venezia senza perdere gli attuali clienti.
29) Gli immobili di Mestre si deprezzerebbero.
risposta: Falso. Anche quest’argomentazione è stata smentita dalla storia, dato che il deprezzamento si è ora verificato a causa dello stato di degrado e abbandono in cui Mestre è lasciata dal comune unico. La realtà è che il valore delle case dipende dal mercato immobiliare ed è del tutto indipendente dal comune di appartenenza, tanto più che la vicinanza geografica a Venezia resterà la stessa, dato che le città non si spostano.
30) Il Comune di Mogliano fa pagare di più i buoni-pasto agli alunni e agli studenti provenienti da altri comuni. Potrebbe diventare così anche per i comuni di Venezia e di Mestre?
risposta: Non è così per l’attuale comune di Venezia, non vediamo perché i futuri comuni di Venezia e di Mestre debbano introdurre questa sovrattassa, peraltro non applicata da nessun altro comune limitrofo.
31) L’unione fa la forza.
risposta: Per Mestre e per Venezia invece i fatti hanno dimostrato che sono più validi i proverbi “meglio soli che male accompagnati” e “chi fa da sé fa per tre”.
32) L’unità di due aree comunali offre ad un comune così grande e squilibrato almeno la ricchezza della diversità.
risposta: Purtroppo non è mai stato così e il disegno amministrativo per Venezia e per Mestre degrada a grandi passi verso l’omologazione verso il basso e l’appiattimento: Mestre ha portato a Venezia spopolamento, inquinamento e ormai perfino decadimento culturale, Venezia ha portato a Mestre periferizzazione, disinteresse e negli ultimi anni l’ha anche contagiata con lo spopolamento.
33) Meglio i piccoli comuni di Marghera, Zelarino ecc., che oltretutto esistevano prima del 1926.
risposta: Storicamente non è mai esistito un comune di Marghera e comunque prima del 1926 i vari comuni della Terraferma facevano tutti parte del Distretto di Mestre. Inoltre i comuni di Terraferma dell’epoca avevano spesso amministratori che, eletti in più di un consiglio comunale, davano così nella prassi unitarietà alla gestione della Terraferma. Oggi Mestre è un agglomerato urbano unico, omogeneo al suo interno e con problemi analoghi tra le varie parti; non c’è soluzione di continuità fra i nuclei che la compongono. Perché attribuire il nome di “Mestre” solo ai quartieri “Piave”, “XXV Aprile” ecc. e non anche a tutti gli altri? Inoltre chi sostiene che un comune in più comporterebbe un costo aggiuntivo, come fa a proporre di creare quattro, cinque ulteriori comuni? Da soli conterebbero poco, come dimostra il fallimento della municipalità del Lido, mentre il Comune in Terraferma avrebbe le dimensioni ottimali, né troppo ristrette né eccessive, al contrario del comune di Venezia attuale, che con i suoi 41.613 ettari è il secondo comune italiano dopo Roma a fronte di una situazione interna molto più disomogenea.

34) Meglio le municipalità?
risposta: Le municipalità non sono comuni autonomi ma consigli di quartiere (previsti dal d.lgs. 267/2000), così rinominati ai sensi del “Regolamento di decentramento del Comune di Venezia”. Si tratta di una ridenominazione volta a confondere le idee e anche piuttosto costosa. Nel 2013 sono arrivate a costare, solo di struttura organizzativa, 11.700.000 euro all’anno, che saranno automaticamente tagliati nei nuovi comuni di Venezia e di Mestre, in quanto la nuova formulazione dell’art. 17 T.U.E.L. vieta le circoscrizioni di decentramento comunale nei comuni con popolazione inferiore ai 250.000 abitanti.

35) Ma nel nuovo comune Marghera, Favaro e Zelarino non rischiano di essere periferia?
risposta: È invece tutta la Terraferma ad essere stata trattata da periferia per anni da Ca’ Farsetti. In un unico comune di Terraferma, cioè non troppo grande e non troppo piccolo, né Marghera né Favaro né Cipressina né San Lorenzo-XXV Aprile né tutti gli altri nuclei urbani sarebbero periferia, ma costituirebbero tutti assieme il centro di un nuovo territorio e di una nuova amministrazione più vicina ai cittadini e alle loro esigenze. In questo modo Mestre non sarebbe più relegata a periferia di Venezia e Venezia non sarebbe più il centro storico di Mestre.

36) A Mestre non c’è niente.
risposta: Mestre ha molti più mezzi e risorse della maggior parte dei Comuni italiani. Avrà diritto pro quota ai soldi della Legge Speciale per la gronda lagunare e alle partecipazioni ora del Comune di Venezia. Avrà trasferimenti statali proporzionali al numero di abitanti. Avrà meno costi. Non risulta, inoltre, che tanti altri comuni abbiano risorse come quelle che avrà Mestre, terzo comune veneto e diciottesimo d’Italia per numero di abitanti, il terzo aeroporto d’Italia, la decima stazione ferroviaria, i Forti del Campo Trincerato, uno dei Teatri più frequentati d’Italia, le opportunità di sviluppo di Porto Marghera, una posizione geografica invidiabile.

Torresino del XIV secolo in Parco Ponci a Mestre

37) Non si può abbandonare Venezia a se stessa.
risposta: È proprio il Comune unico che ha portato Venezia all’attuale stadio di degrado e spopolamento.
Per salvare Venezia bisogna lasciarla libera di svilupparsi e non mantenerla vittima del grande equivoco dell’ibrido Venezia-Mestre che ha portato allo sfascio al default economico entrambe le realtà di Mestre e Venezia. Chi vuole continuare a definirsi veneziano potrà continuare a farlo, perché sarebbe riduttivo e umiliante relegare la propria identità ad un nome sulla carta di identità. Tanto più che, votando Sì, Mestre sarà Comune Autonomo, ma all’interno della Città Metropolitana di Venezia.

38) Pagheremmo due sindaci, si raddoppierebbero le spese per la politica.
risposta: È vero il contrario: sia per la riduzione di abitanti sia per l’automatica abolizione delle municipalità, con due comuni ci sarà un risparmio di 53.000 Euro l’anno per la giunta e il consiglio e di ulteriori 6.000.000 Euro annui per il resto della macchina amministrativa. Due Comuni più snelli costano meno, automaticamente e per legge.