Replica a Nicola Pellicani del 27/08/2015:
Mestre e Venezia comuni nella città metropolitana

 

Apprezzo la sincerità di Nicola Pellicani nell’esprimere la propria idea ne La Nuova del 27 agosto scorso, mentre di tanti altri amministratori e consiglieri comunali non è stato sinora possibile conoscere l’opinione, ammesso che ne abbiano una.

Per motivi familiari e lavorativi, Pellicani dovrebbe, però, conoscere la storia che ha condotto a questa città metropolitana. Infatti, norme su tale ente sono in vigore in Italia dal 1989 e non, come egli scrive, dal 1990. Non è un dettaglio: fu proprio suo padre, l’on. Gianni Pellicani, a far inserire Venezia, che con tutta evidenza “metropoli” non è, tra le allora nove città metropolitane, proprio durante la campagna per il secondo referendum autonomista. Il 16 giugno ’89, i giornali titolavano: “Una proposta di Pellicani per tentare di spiazzare Rigo”. Nel 1993, poi, gli autonomisti erano in netto vantaggio, ma un infondato ricorso al Tar ritardò il referendum e fece perdere il Sì. L’editoriale a p. 3 de La Nuova dell’8 febbraio 1994 ammetteva “un anno fa si era in piena crisi istituzionale … forse l’avversa fortuna dei separatisti è tutta lì, nel calendario. Chissà come sarebbe andata se il referendum si fosse svolto a ottobre?”.

Parole scritte nel 1994, ma sinistramente applicabili anche al 2014, quando la Regione non ha lasciato votare il nuovo referendum, nonostante 9000 firme legittimamente raccolte e l’opinione pubblica favorevole al Comune di Mestre dopo la caduta di Orsoni e la scoperta dei buchi di bilancio.

Nel 1994 il rinvio diede il tempo di eleggere il neosindaco sindaco Cacciari e, come ricorda ancora La Nuova, la stessa domenica del referendum, la giunta regionale approvò, ancora una volta strumentalmente, una città metropolitana di Venezia limitata a 23 comuni. A leggere le interviste del dopo-voto, si resta interdetti: nel 1994 tutti o quasi i sostenitori del No avevano promesso un Comune di Mestre autonomo nella città metropolitana: si vedano le interviste a Stefano Boato, Luigi Scano e Renato Brunetta a p. 2 de La Nuova dell’8 febbraio 1994. Lo stesso giorno un editoriale ricordava: “Cacciari ha ottenuto la fiducia. Ha garantito che Mestre diventerà presto comune”.

Non si può dimenticare, quindi, che la città metropolitana è stata prima pretesto per affossare il referendum, poi strumento per promettere l’autonomia di Mestre purché all’interno del “cappello” metropolitano.

Tanto più che la necessità di scindere Mestre e Venezia pur di consentire l’elezione diretta di sindaco e consiglio metropolitani è ora sancita dalla legge Delrio del 2014.

Nicola Pellicani stesso ricorda il ritardo con cui il Legislatore italiano è arrivato a normare la città metropolitana: aspettare una modifica parlamentare, come lui e altri auspicano, significherebbe attendere forse altri 25 anni, quanti quelli trascorsi dalla prima norma sulla città metropolitana alla legge attuativa. Si metterebbe una pietra tombale sull’elezione diretta, per la quale stiamo raccogliendo firme, e, probabilmente, anche sulla città metropolitana.

I favorevoli, come noi, alla città metropolitana avevano avvisato del rischio che, a forza di strumentalizzarlo contro Mestre, l’ente nascesse senz’anima e senza contenuti. E infatti i comuni che dovrebbero comporlo sono giustamente preoccupati e si parla già di defezioni, da Fossalta a Cavallino, da Vigonovo a Scorzè.

Inutile inventare fantomatici complotti orditi da non si sa da chi in Regione. E’ evidente che una Venezia che tratta Mestre da periferia e non risolve i propri problemi, anzi accentua il debito pubblico, non è appetibile per nessuna aggregazione sovracomunale. Sacrosanta è, dunque, la battaglia della neosindaca di Cavallino Treporti, Roberta Nesto, per indire un referendum per l’uscita, come permesso dalla sentenza Corte Costituzionale 50/2015. La città metropolitana avrà senso solo se sarà utile non agli apparati partitici o all’ego di qualche amministratore, ma ai cittadini e alle cittadine, di cui, quindi, è opportuno acquisire il parere, sia nei referendum per uscire dalla città metropolitana, sia in quello per la dovuta autonomia comunale di Mestre.

Stefano Chiaromanni

Presidente del Movimento per l ‘Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma “Piero Bergamo”