Lettera aperta su M9, 13/04/2016

 

La vicenda dell’M9 è solo l’ultimo caso di disinteresse per Mestre e rischia di tramutarsi nell’ennesimo buco nero nel centro della nostra città, dopo l’ex Umberto I, le vecchie Poste in Piazza XXVII ottobre, l’edificio di Via San Pio X, quello di Via Mestrina.
Come sempre, l’attenzione per la Città manca, tanto da far temere che ciò risponda a una precisa strategia contro Mestre.

Non vogliamo andare a ricercare cause e colpevoli della specifica situazione.
Ci limitiamo a osservare che, per realizzare il Museo del Novecento a Milano, con opere di assoluto interesse artistico, da Braque a Boccioni a Martini, sono stati sufficienti appena due anni, dal 2009 al 2011. Quando si tratta di Mestre, invece, tempi e costi si dilatano, pur senza che ci sia mai stato, a quanto consta, alcun progetto reale sui contenuti di M9.
Ovvio che alla fine sopravvivesse esclusivamente l’operazione edilizia – urbanistica per creare un parcheggio e, forse, qualche negozio.

Dare spazi culturali a Mestre non pare sia mai stata priorità per la Politica.
Se qualcosa di positivo vogliamo cogliere da questa vicenda, è la definitiva sconfitta del progetto politico-ideologico-pseudoculturale che mira a negare la storia di Mestre ante-Novecento.
Si tragga insegnamento da questo per dare finalmente degna allocazione museale ai reperti archeologici trovati nel cantiere M9 e a quelli conservati da De Gheltof, magari al posto del defunto M9.

Altrimenti, sarà stata solo l’ennesima dimostrazione che Mestre deve fare da sola per crearsi una propria identità e per acquistare il rispetto che merita come Città e come Comune Autonomo.

Stefano Chiaromanni
Movimento per l’Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma “Piero Bergamo”