Lettera del Presidente del Movimento Autonomia Amministrativa del 24 febbraio 2015

 

È antidemocratico e ingiustificabile l’atteggiamento dei consiglieri regionali veneti nei confronti della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione dei Comuni di Mestre e di Venezia.

Quando si impedisce a cittadini e cittadine di votare per verificare che un’idea è diventata maggioritaria, ci troviamo di fronte ad un regime.

La piena compatibilità e coerenza tra l’iter da noi seguito e la città metropolitana sono state pienamente riconosciute, oltre che dal precedente voto unanime dello stesso consiglio regionale sull’ammissibilità, dalle argomentazioni giuridiche portate da tutti gli studiosi di diritto espressisi sul punto: esemplare, in tal senso, l’intervento del dott. Daniele Trabucco, dell’Università di Padova, nel convegno del 18 febbraio.

Dati autorevoli hanno dimostrato che due comuni autonomi farebbero risparmiare ogni anno 119 milioni di euro rispetto ad uno con sei municipalità.

Nel nostro primo dibattito del ciclo “Mestre: ritorno al futuro”, i presidenti di municipalità hanno dovuto ammettere di non avere fondi e strumenti sufficienti per gestire la Terraferma; nel secondo, i sindaci e le sindache dei Comuni limitrofi hanno testimoniato, dati alla mano, che i Comuni meno vasti, soprattutto se sotto i 250.000 abitanti, evitano gli sprechi e favoriscono il controllo e la partecipazione civica.

Al contrario, l’attuale Comune unico di Venezia è a un passo dalla bancarotta.

Ciò nonostante, i consiglieri regionali hanno tergiversato per mesi e deciso di non decidere, con atteggiamento pilatesco e irresponsabile.

Tutti i referendum dovrebbero essere svolti, siano proposti da partiti o, soprattutto, da 9.000 cittadini e cittadine, quali noi siamo.

I consiglieri regionali che non hanno mantenuto le promesse di lasciar esprimere la popolazione e di mettere in votazione la meritevolezza della proposta di legge non hanno più credibilità e inviteremo l’elettorato a tenerne conto nelle prossime elezioni.

Non chiedevamo alcun indebito vantaggio: votare in assenza di un sindaco eletto avrebbe solo riequilibrato le forze rispetto ad un potere politico che, nei precedenti referendum, scorrettamente combattuto l’autonomia da ruoli istituzionali, arrivando addirittura a far ritardare di un anno il referendum del 1994, quando i sondaggi davano (come danno oggi) il Sì vincente.

La città metropolitana, da noi studiata approfonditamente, può avere un senso solo se comprenderà il Comune di Mestre mentre, senza, si priverebbero gli altri comuni della possibilità di eleggere il sindaco metropolitano, o, addirittura, si umilierebbe Mestre, riducendola ad un insensato spezzatino secondo il motto “divide et impera”. A qualche iniziativa, di dubbio spessore giuridico, come quella organizzata da Damaso Zanardo, ci eravamo offerti gratuitamente come consulenti, a patto che non fosse “strumentale e antireferendaria”: l’assenza di qualsivoglia risposta ci fa capire quale sarà il livello del dibattito sull’ente metropolitano.

Quel che è certo è che resteremo vigili contro le tante nefandezze perpetrate dal Comune contro Mestre e Terraferma.

Stefano Chiaromanni
Presidente del Movimento per l’Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma “Piero Bergamo”

Direttivo del Movimento

9.000 Elettori ed Elettrici