Lettera a "Il Gazzettino" del 02/09/2012

Lettera a “Il Gazzettino” del 02/09/2012:
Auspicavamo che il dibattito sulla Città Metropolitana potesse svilupparsi in modo aperto e utile alla collettività. Invece, al di là di poche ammirevoli eccezioni, sono stati riproposti tutti i luoghi comuni già usati nelle precedenti campagne antireferendarie, compresi i tentativi di creare confusione nei cittadini o di attribuire a noi autonomisti posizioni non nostre.

Realizzare i due Comuni di Venezia e di Mestre sarebbe la vera novità, dopo che 86 anni di Comune Unico voluto dal fascismo hanno portato le due città molto al di sotto del loro potenziale sviluppo: realtà innegabile e sotto gli occhi di tutti, favorevoli e contrari.

La scelta di due Comuni autonomi è peraltro l’unica soluzione coerente con l’idea di risparmio che sta alla base del decreto sulla spending review.

Abbiamo dimostrato, infatti, che, con l’autonomia di Mestre e di Venezia, le indennità e il numero dei consiglieri e degli assessori comunali si ridurrebbero drasticamente per legge. Senza contare il circuito virtuoso di risparmi e la gestione più mirata delle risorse che si verrebbero a creare.

Assodato questo, fidarsi ancora una volta di quanto sostengono vecchi politici, che magari cambiano idea quando hanno una poltrona da difendere rispetto a quando sono all’opposizione, potrebbe essere rischioso come chiedere all’oste se il vino è buono o a un parlamentare di auto-ridursi lo stipendio.

Non possiamo quindi credere a interpretazioni forzate e semplicistiche del testo di legge sulla Città Metropolitana. La possibilità di dare autonomia a parti del comune capoluogo di città metropolitana “si aggiunge e non si sostituisce” all’eventuale procedimento referendario! Nulla, infatti, impedisce che la questione sia sottoposta a referendum, quale estrema possibilità di esprimere le proprie idee in una democrazia.

Oggi la città metropolitana senza il Comune di Mestre non avrebbe senso.

Anzi, potrebbe non vedere attuazione. Non passa giorno, infatti, senza che gli altri Comuni interessati si mostrino dubbiosi se entrare a far parte o no del progetto metropolitano. Perplessità comprensibili, dato che un Comune di Venezia troppo ampio fa temere loro di essere cannibalizzati e trattati da periferia come succede a Mestre da decenni.

Il rapporto fra i Comuni dell’area metropolitana dev’essere improntato al motto: “uno per tutti e tutti per uno!”, non all’egemonia di un solo Comune sugli altri.

La città metropolitana deve costituire l’occasione per una redistribuzione delle autonomie e non per un aumento dei costi e delle incrostazioni di potere già in essere.

La questione, ormai sdoganata, non è più appannaggio di una parte politica, tanto che trasversali sono le prese di posizione di politici lungimiranti che iniziano a darci ragione e di sempre più concittadini che ci contattano per comunicarci che, se finora hanno sempre votato no, in un ambito metropolitano non possono che ricredersi e sostenere il sì all’autonomia.

Sta quindi alla maggioranza e all’opposizione dell’odierno Comune di Venezia decidere: desiderano governare e gestire la transizione ottimizzandone il risultato o esserne travolti e far fallire l’intera operazione?

Debora Esposti

Vice Coordinatrice del Movimento per l’Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma “Piero Bergamo”