Replica a un ex consigliere di municipalità contrario, La Nuova 19/06/2016

 

Lettera di Stefano Chiaromanni, Presidente del Movimento per l'Autonomia di Mestre, pubblicata ne La Nuova del 19 giugno 2016

Lettera di Stefano Chiaromanni, Presidente del Movimento per l’Autonomia di Mestre, pubblicata ne La Nuova del 19 giugno 2016

 

Concordo solo con un punto del lungo attacco di Luciano Rizzi ne La Nuova del 18/6 contro la proposta popolare per due Comuni autonomi.

Ovvero: “sarebbe stato meglio iniziare ad affrontare la questione nelle sedi competenti. Solo in un secondo tempo si dovevano raccogliere le firme”. Come testimonia La Nuova del 17 e del 24/7/2012, il Movimento Autonomia di Mestre aveva chiesto una soluzione politica e l’applicazione del d.l. 95/2012 prima e della l. 56/2014 poi, per dare autonomia a Mestre all’interno della città metropolitana. La nostra richiesta a Regione, Provincia, Sindaco e a tutti i consiglieri comunali (sia del 2012 sia ai neoeletti del 2015) non ha ricevuto alcuna risposta (tranne due eccezioni).
Verificata l’assenza di interesse a discutere sulla struttura amministrativa, palesemente inadeguata, abbiamo ripiegato sul lungo iter di una proposta di legge di iniziativa popolare, di cui raccolta firme e referendum sono solo due passaggi.

Appare assurdo che alcuni degli stessi consiglieri che neppure conoscevano la norma abbiano votato un’interpretazione scorretta, secondo cui la Legge Delrio prevale sulla Costituzione ma recede rispetto allo Statuto metropolitano.
Interessante che, in caso di sì all’autonomia, i consiglieri comunali percepiranno gettoni di presenza di 33 euro anziché 53 e i consiglieri di municipalità spariranno.

Perdoni Luciano Rizzi se noi non abbiamo poltrone di municipalità da difendere (o l’ex consigliere di municipalità per Rifondazione è solo un Suo omonimo?), e non ne facciamo, come crede, una questione di diversità antropologica tra Mestre e Venezia.

Vogliamo semplicemente una miglior gestione, attribuire a ciascuna città la sua amministrazione, ridurre i costi e creare maggior controllo. Non chiediamo alcuna separazione fisica né secessione, ma semplicemente due Comuni autonomi come altri 8.000 in Italia, ma con più forza: chi non crede alle possibilità di Mestre, terza città del Veneto, e Venezia, città unica al mondo e auspicabilmente a Statuto speciale, di farcela da sole? L’attuale gestione ha portato a 831 milioni di debito senza dare risposte ai cittadini. Perché non provare diversamente?

1) Il costo sarà di 700.000 euro solo se il referendum verrà fatto rinviare, mentre costerà appena 7.000 euro se, come noi chiediamo, accorpato a un’altra consultazione, magari sull’autonomia del Veneto e sulla riforma costituzionale.
2) I dipendenti sono già ripartiti nei due territori, quindi non ci saranno spese ulteriori. Con il Sì le municipalità devono essere abolite perché imposto dalle leggi 191/2009 e 42/2010.
3) Il referendum non sarà il quinto ma il primo dall’entrata in vigore della città metropolitana, quell’ente che, una volta realizzato – dissero tutti, anche i sostenitori del No nel 1989 e 1994, come Massimo Cacciari – avrebbe consentito a Mestre di diventare Comune senza drammi. Le firme raccolte, molte più delle precedenti tornate, sarebbero potute essere ancor di più, ma già ora sono il 10% di quanti hanno votato al ballottaggio per il sindaco.
4) La sanità è di competenza regionale, Actv è un consorzio di vari comuni che può stabilire le tariffe indipendentemente dai confini comunali, Aeroporto e Porto sono demaniali, le partecipate, i crediti e i debiti vanno ripartiti pro quota.
5) Sui confini, può consultare la cartina nel nostro sito, ma sono, per la prima volta, quelli naturali: terraferma a Mestre, laguna, isole e barene a Venezia.

Lei cita Brugnaro, che però ha anche sostenuto che “deve essere ricercata la celebrazione del Referendum per la creazione dei Comuni di Venezia e Mestre”, e Bettin, che scrisse che “l’attuale modo di essere e pensare della macchina burocratica, amministrativa e istituzionale del Comune di Venezia … penalizza sistematicamente la realtà di terraferma” (27/10/96) e precisò “Mestre – cioè tutta l’area metropolitana tra Laguna di Venezia e hinterland” (La Nuova 10/12/2008).
Noto che nel suo elenco di “nemici” è costretto a inserire sempre più nomi. Magari si
accorgerà che non siamo 10.000, ma la maggioranza, e che non siamo nemici, ma amici di Mestre e di Venezia.

Stefano Chiaromanni
Movimento per l’Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma “Piero Bergamo”