Mestre Città Disconosciuta

Mestre città disconosciuta?

Spesso, con la finalità politica di disconoscere il diritto all’autonomia di Mestre, qualcuno arriva addirittura a negare l’evidenza della stessa realtà mestrina, relegata al ruolo di “località”, “rione”, “periferia”, “terraferma” o “frazione”. Ecco una provocatoria e acuta disamina di Stefano Zabeo, dell’Associazione Valdemare.

Mestre: la città che non c’è

image001Mestre non è una città ma solo una ‘piccola’ frazione di 181.000 abitanti (su un totale di circa 276.000) all’interno del comune di Venezia. Se lo fosse avrebbe un Sindaco ed un Consiglio Comunale (come ce l’hanno anche i piccoli paesini sperduti nelle montagne) e non solo un Prosindaco. Mestre non esiste nelle indicazioni autostradali, come sa bene Enrico, che, venendo da Torino, ha imboccato il Passante di Mestre capendo di aver sbagliato strada dopo aver percorso almeno 30 km. Non appare nella carta d’identità, nella quale, anche se uno è nato a Mestre, viene scritto Venezia. Purtroppo questo non lo sanno i migranti, che, quando parlano al telefono con i loro lontani parenti, in mezzo ad una miriade di vocaboli incomprensibili, pronunciano più volte la parola Mestre non sapendo, poveracci, che questa città non esiste. Tuttavia, a dispetto della più evidente realtà, varie leggende sono fiorite su di essa.

Feste e tradizioni

image003Si racconta che nella sua piazza principale si siano tenuti i comizi di grandi leader politici come Berlinguer, Ingrao, De Martino o Almirante, mentre quotidianamente essa fosse un luogo di incontro per i giovani e che ogni gruppo si ritrovasse in un punto preciso a seconda dei suoi orientamenti politici o culturali; questi ragazzi tuttavia non stavano fermi per tutta la serata interrompendo le loro soste per percorre più volte la piazza in su ed in giù facendo le cosiddette ‘vasche’, come dei nuotatori in una piscina. Si racconta che grandi circhi come il Medrano, l’Orfei, il Togni, l’Americano, abbiano aperto a Mestre il loro tendone e dell’esistenza di negozi dove si vendono le creme veneziane o di bar specializzati nella preparazione dei famosi tramezzini che si sostiene inventati proprio a Mestre, di pasticcerie dove si può trovare la cioccolata del Forte di Carpenedo od una torta chiamata il dolce della Torre, che un tempo vi fossero caratteristici venditori di polipi, di caldarroste e frutta secca. Si racconta di feste e ricorrenze, come il Carnevale di Campalto e la Regata sul Canal Salso, che ogni uomo doni il 25 aprile festa di San Marco un bocciolo di rosa (bocolo) alla sua amata, che ogni anno un grande numero di alpini venga a festeggiare la Madonna del Don, un’icona recuperata tra le macerie di un villaggio russo ed invocata oggi come portatrice di pace tra i popoli. Si parla anche di cerimonie solenni celebrate ai primi del novecento come quella del 27 ottobre, nella quale un corteo, con in testa le autorità cittadine, sfilava per la strada principale per poi deporre una corona di fiori ai piedi della “Colonna della Sortita” in Piazza Barche (in questa piazza però non c’è nessuna colonna).image005

Si racconta che a San Martino venga prodotto un dolce di pasta frolla, che raffigura il santo a cavallo, decorato con confettini argentati e ricami colorati di zucchero o, più anticamente, che ogni confraternita festeggiasse il proprio santo distribuendo ai confratelli bussolai e malvasia.

Si dice, inoltre, che sia stata ripristinata l’antica Fiera di San Michele e che i festeggiamenti durino fino al 27 ottobre, data in cui verrebbe rievocata una battaglia del 1848 e che esista tuttora l’osteria in cui i combattenti di quella battaglia si ritrovavano e chen cui verrebbe rievocata una battaglia del 1848 e che esista tuttora un’osteria dove i combattenti di quella battaglia si ritrovassero e che da ciò derivasse il nome di quel locale “Ristorante Ai Veterani”.

Si sostiene che esista un dialetto mestrino diverso da quello veneziano e che in tale dialetto sia stato addirittura scritto un libro (“Te te ricordi” di Giancarlo Angeloni).

Una storia immaginaria

image007Non avendo limiti il potere della fantasia si è immaginato che essa un tempo non fosse la frazione di un comune ma addirittura il Capoluogo di un distretto (!) da cui dipendessero varie decine di villaggi, che avesse delle misure proprie (il mastello di Mestre) e che ciò fosse comprovato da alcuni documenti autentici; che il Senato avesse inviato, nei 5 secoli di dominio della Serenissima, più di 300 Podestà, in carica per 16 mesi, per amministrare la giustizia civile e criminale e che di alcuni di questi siano restati degli stemmi o delle iscrizioni che ricordano il loro governo (Bembo, Zorzi, Lippomano).

Non ha una storia, sebbene sul suo passato siano fiorite varie leggende, divulgate da decine di pseudo ricercatori storici. Si favoleggia inoltre che su Mestre esistano quintali di documenti nell’Archivio di Stato di Venezia e quintali di reperti archeologici nascosti nei magazzini o dispersi in vari musei del Veneto, lapidi sepolcrali trecentesche esposte alle intemperie e dell’esistenza di un itinerario archeologico costituito da una ventina di pannelli esplicativi. Mestre non ha una storia sebbene vari imbratta-fogli abbiano scritto di una gran quantità di fatti dei quali citeremo solo i più inverosimili.

Secondo alcuni l’Imperatore Enrico IV (quello di Canossa per capirci) avrebbe redatto un atto di donazione in favore del monastero di San Zaccaria di cui era badessa Maria Falier, parente del Doge Vitale.

Altri sostengono che nel 1378 il castello di Mestre abbia resistito all’assalto di ben 16.000 armati tra Ungari, Friulani e Padovani al comando di Francesco Da Carrara, Signore di Padova.

Il cronista quattrocentesco Marin Sanudo avrebbe descritto, quale testimone oculare, il castello di Mestre e l’invasione delle truppe imperiali nel 1513; celebri architetti come Massari, Tiralli e Zamberlan (collaboratore del Palladio) avrebbero lavorato al Monastero di Santa Maria delle Grazie di cui Marco Dolce, Capitan Grande del Consiglio dei X, sarebbe stato il primo procuratore.

La lunga resistenza della Repubblica di Venezia di Daniele Manin (1848-49) all’assedio austriaco sarebbe stata possibile inoltre grazie alla tempestiva occupazione di Forte Marghera da parte di un centinaio di patrioti mestrini (!).

Altro fatto incredibile è quello della firma della resa da parte dei Tedeschi nel 1945. Essi non si sarebbero arresi agli Alleati bensì al presidente del locale Comitato di Liberazione Nazionale Avv. E. Agusson. Le Brigate partigiane Ferretto e Battisti avrebbero inoltre evitato la distruzione delle fabbriche, dei forti, delle banchine del Porto Industriale, delle centrali telefonica ed elettrica e della stazione EIAR (RAI) di Campalto, minate dai nazisti.

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Deve trattarsi inoltre di un clamoroso falso quel vecchio opuscolo che la annovera tra le cento città d’Italia con tanto di stemma e di storia.

Cultura, personaggi, monumenti e museiimage013

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Qualche buontempone ci ha poi illuso che Mestre sia citata nei testi di autori famosi come Machiavelli, Guicciardini, Ramusio, Goldoni, Casanova, Nievo, Hemingway, Byron, Berto millantando inoltre che qui siano nati o vissuti artisti quali Antonio da Mestre, Alessandro Pomi, Luigi Candiani, Alberto Viani, Luigi Nono, che lo “zampirone” (il noto insetticita a forma di spirale) sia stato inventato da Giovanni Battista Zampironi nel suo laboratorio di Mestre nel 1862. Che a Mestre siano nati vari gruppi musicali ed autori di canzoni famose, campioni di scherma ed eroi della Ia Guerra Mondiale, che esistano una ventina di ville settecentesche, resti considerevoli della città murata, una decina di forti militari facenti parte del “Campo Trincerato di Mestre” (secondo in Italia solo a quello di Roma) e di una fantomatica Provvederia cinquecentesca, nella quale si sarebbero tenute le riunioni del Consiglio della Magnifica Comunità di Mestre. Nella Terraferma si troverebbero anche 5 musei (Etnologico, Civiltà contadina, Imbarcazioni, Tecnica, Militare) ed un Planetario, tutti gestiti esclusivamente da volontari. Centinaia le associazioni teoricamente presenti a Mestre, alcune delle quali artefici di varie iniziative quali spettacoli teatrali, manifestazioni, dibattiti, ricerche di storia locale. (http://mes3.altervista.org/)

image015Città Benemerita del Risorgimento: anche i Re sbagliano

Anche i Re sbagliano. È capitato al Re Umberto I che il 13 novembre 1898 ha decretato:

“Alla città di Mestre viene concessa la medaglia d’oro … in ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza alla presa del forte di Marghera la notte del 22 marzo 1848 e nella sortita di Marghera del 27 ottobre successivo. La medaglia sarà consegnata al Sindaco di Mestre affinché ne sia fregiato il gonfalone”

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