Motivazioni e risparmi

 Mestre e Venezia comuni autonomi: risparmio da subito di 53.000 Euro annui per legge e dati del Ministero Interno per un ulteriore risparmio di 6 milioni annui.

Il Comune unito di Venezia porta solo deficit e fallimento!

 

 

 

Scegli di salvare Mestre e Venezia dal non governo! Due comuni autonomi e virtuosi saranno obbligati per legge (come tutti i Comuni sotto la soglia dei 250.000 abitanti) a tagliare il numero di cariche politiche e l’entità degli emolumenti e dei gettoni di presenza rispetto al Comune unico accentrato e sprecone e alle sei municipalità attuali: meno 109 “poltrone”.

Ciò comporterà da subito e per legge un risparmio di 53.000 Euro annui, dovuto all’abolizione delle municipalità, riduzione da 36 a 32 consiglieri e da 10 a 9 assessori in ciascun Comune, alla riduzione del gettone di presenza da 53 a 33 euro.

Inoltre, secondo proiezioni del Ministero, due Comuni di cui uno non capoluogo e uno capoluogo ma sotto i 100.000 abitanti costeranno, per il resto della struttura amministrativa, 11 milioni anziché 18 milioni, con un risparmio di oltre 6 milioni di Euro annui.

Senza contare che due comuni più snelli ridurranno gli sprechi, i dirigenti e le consulenze esterne, ottimizzando le spese di funzionamento, con ulteriori risparmi. I due comuni salvaguarderanno i diritti quesiti dei dipendenti già assunti ma ridurranno le nuove assunzioni.

I dati dello Studio 2016:

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Ecco la tabella con il Report del Ministero dell’Interno sulla Spending Review 2014:

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Un Comune per Mestre

s i g n i f i c a …

(1) RISPARMIO:

Nessun raddoppio dei costi. I comuni sotto i 250.000 abitanti costano meno (d.P.R. 119/2000). In più, si risparmierà il costo delle “municipalità”, strutture enormi ma prive di reali poteri.

 

(2) MAGGIORE PARTECIPAZIONE:

Aumentare il senso civico dei mestrini e delle mestrine. Recuperare l’identità storica, culturale e sportiva di Mestre. Prevedere percorsi di formazione civica nelle scuole. Incrementare la vocazione commerciale, professionale e piccolo-imprenditoriale del centro cittadino. Migliorerà la qualità della vita.

(3) MIGLIORE AMMINISTRAZIONE:

Responsabilizzare gli amministratori. Il nuovo comune si occuperà unicamente dei problemi di Mestre e della Terraferma. La città metropolitana garantirà comunque una gestione sovracomunale dei servizi di area vasta. Valorizzare e non cancellare i beni archeologici e storici. Favorire le iniziative culturali. Creare un Museo della Città.

 

(4) STOP AL DEGRADO:

Riqualificare le zone oggi ridotte a ghetti, aumentando i controlli e coinvolgendo i residenti, da Via Piave a Marghera, a Corso del Popolo, a Via Circonvallazione, alla Stazione, a Via Cappuccina, a Viale San Marco.

 

(5) RIQUALIFICAZIONE:

Valorizzare e collegare le aree verdi (Forte Marghera-San Giuliano-Via Torino o Passo Campalto-Bosco di Mestre- Osellino).

Mantenere a Mestre le manifestazioni di successo, aggiungendone altre per rivitalizzare la città.

Far sì che 1.480.000 turisti soggiornanti negli alberghi mestrini e 31.000.000 utenti della stazione ferroviaria di Mestre possano fruire anche dell’offerta culturale e commerciale della Terraferma.

MESTRE CITTA’

San GirolamoMestre è una Città, anzi è la terza del Veneto per numero di abitanti, con i suoi 180.000, ma è trattata come periferia di Venezia.

Inoltre, è stata insignita del titolo di Città con decreto regio nel 1923.

Perciò è assurdo che si trovi relegata al ruolo di frazione o di rione di Venezia.

Venezia, a propria volta, è città tutt’affatto particolare, unica al mondo, che non può svolgere la funzione di centro storico di Mestre, ma deve aprirsi al mondo per poter tornare a contare come in passato.

Solo così Mestre potrà confrontarsi con le altre città venete, Padova, Treviso e Vicenza.

Mestre merita che le offriamo una chance per tornare a correre al fianco di queste e di altre città.

Mestre ha tanti angoli nascosti, piccole perle di arte e storia che verranno valorizzate mentre ora sono offuscate dall’ingombrante vicino che è Venezia.

Ma se finora è stato così è per precise scelte politiche che l’hanno voluta tenere in secondo piano.

Noi crediamo in Mestre e sappiamo che ci sono tante realtà vive che non hanno il giusto spazio con l’amministrazione comunale di Venezia.

Il Toniolo è il teatro italiano con la più alta percentuale di copertura dei posti durante la stagione di prosa.

Esistono centinaia di associazioni culturali che con difficoltà svolgono da anni attività meritorie a beneficio della collettività ma spesso predicano nel deserto, nell’indifferenza o con scarsi aiuti da parte del Comune di Venezia.

Spesso belle e floride realtà sportive mestrine sono addirittura osteggiate dal Comune unico perché non rappresentano certe idee politiche di azzeramento anche del nome “Mestre”. Il Comune di Mestre potrà e dovrà operare per il bene di queste realtà, creare e gestire meglio le strutture, favorire lo sport dilettantistico e di prossimità per l’attività dei cittadini e non solo i megaimpianti faraonici ad uso di pochi.

 

DIAMO I NUMERI

Mestre, con 180.000 persone, è la terza città del Veneto e la diciottesima d’Italia per numero di abitanti.

Ogni anno 1.480.000 turisti pernottano negli alberghi mestrini.

Non è vero che raddoppierebbero consiglieri comunali e assessori, anzi si avrebbe un complessivo risparmio. Attualmente il Comune unico ha 36 consiglieri comunali (anzi fino a poco tempo fa erano 60!), ma Mestre e Venezia ne avrebbero 32 ciascuno, peraltro con un gettone attuale di 53 euro pro capite per ciascuna seduta o commissione che passerà a 33  nel caso di auspicata Autonomia comunale. Gli assessori scenderebbero da 10 a 9+9 e anch’essi vedrebbero decurtate le proprie “indennità” (cioè “stipendi”) in proporzione alla popolazione. Lo stesso dicasi per i dirigenti comunali.

Quale politico ammetterebbe la convenienza dell’autonomia se il suo compenso si abbassa? Perciò non ci si può fidare di quanto dice la politica sull’autonomia di Mestre!

Il costo maggiore è oggi rappresentato dalle inutili Municipalità: costano il presidente, il vicepresidente, il gettone di presenza dei delegati nominati dal presidente e dei consiglieri, in totale 128, per ogni seduta del consiglio o riunione dei capigruppo o di una delle sei commissioni.

Dall’epoca fascista, cioè da 90 anni, il fallimentare e oppressivo Comune unico governa la realtà di Terraferma (da 99 anni per Bottenigo – Porto Marghera) e ha dimostrato la propria inefficienza. Due comuni sarebbero più snelli ed economici!

Mestre non sarebbe un Comune piccolo, con i suoi 180.000 abitanti e Venezia manterrebbe 85.000 abitanti, che potrebbe finalmente incrementare, e la titolarità del capoluogo regionale.

 

I MOTIVI DELL’AUTONOMIA

viewofmestre_canaletto Giovanni Antonio Canal detto Canaletto, Mestre, olio su tela, 58.5×109

 

Un Comune di Terraferma avvantaggerà tutti: da Marghera a Favaro a Carpenedo, nessuno potrà sentirsi mai più periferia di Venezia, ma saranno tutti centri focali del nuovo Comune di Terraferma. La stessa cosa che è avvenuta a Ca’ Savio, Treporti, Ca’ Ballarin quando Cavallino-Treporti è divenuta Comune autonomo. Tutta la nuova realtà comunale sarà infatti centrale e importante per un’Amministrazione che le si dedicherà a tempo pieno.

In tal modo, problemi finora irrisolti balzeranno in primo piano nell’agenda comunale. Non sarà tollerabile che si continui a discutere per anni senza fare nulla, non avendo più il sindaco l’alibi di doversi occupare prioritariamente di Venezia. Il maggiore controllo sociale in una realtà più omogenea garantirà più trasparenza e creerà un circuito virtuoso di amministrazione buona e mirata.

I vari interventi e le rispettive spese saranno razionalizzati, in modo da tener conto della specificità locali. I fondi della Legge Speciale continueranno a spettare anche a Mestre, in proporzione alla quota di gronda lagunare attribuitale.

Anche i cittadini saranno più coinvolti. Un cittadino più coinvolto e partecipe è anche un buon cittadino.

Mestre è cresciuta in modo disordinato, ma potrà finalmente recuperare il tempo perduto, crescere anche qualitativamente, enfatizzare la propria vocazione commerciale, artigianale e piccolo-imprenditoriale, riconvertire Porto Marghera, ricominciare a produrre posti di lavoro, sviluppare autonome iniziative culturali e sportive, favorire l’associazionismo spontaneo, recuperare le eccellenze mestrine, oggi dimenticate.

Due Comuni razionali, uno a Mestre e uno a Venezia, consentiranno di risparmiare e contribuiranno a valorizzare il “capitale sociale locale”. Fra due realtà diverse e disomogenee come Mestre e Venezia, infatti, non si creano economie di scala, ma solo sprechi: è senz’altro conveniente realizzare due comuni distinti.