Progetto Mestre

Progetto Mestre

Punti di forza e idee per l’istituendo Comune di Mestre.

Punti programmatici

Autonomia e piano di rilancio per Campalto, Carpenedo, Chirignago, Dese, Favaro Veneto, Gazzera, Fusina, Malcontenta, Marghera, Mestre Centro, Tessera, Trivignano, Zelarino, nell’ottica dell’autonomia comunale della terraferma nella sua interezza e nell’ambito della Città Metropolitana di Venezia.

 

1) Qualità della vita.

La qualità della vita della popolazione residente sarà ai vertici delle priorità da raggiungere. II Comune autonomo di Mestre salvaguarderà l’ambiente, opererà per la ripresa dell’occupazione giovanile, aumenterà le offerte culturali e sportive, migliorerà gli standard della salute e tutto ciò che concorre al benessere dei cittadini e delle cittadine, a partire da un contrasto efficace al degrado urbano e allo spopolamento (3.500 residenti persi negli ultimi due anni), che, dopo Venezia, ha colpito duramente anche Mestre e tutta la terraferma.

 

1.1) Lotta al degrado urbano.

Il Comune autonomo di Mestre avrà come naturale priorità il miglioramento della qualità della vita della popolazione residente.

Occorre, in primo luogo, consentire un’efficace e serrata lotta contro ogni forma di degrado, in tutte le vie e le aree che, per motivi diversi, presentano problematiche: Via Fratelli Bandiera, Corso del Popolo, Via Piave, Via Cappuccina, Via Ca’ Rossa, Viale San Marco sono solo alcuni esempi più eclatanti.

Il nuovo Comune sarà responsabile dell’arredo urbano, dei controlli sulle persone, della realizzazione di percorsi di illuminazione e di circolazione dei mezzi e dei pedoni più sicuri e a misura di cittadino/a. Le scelte non risulteranno più calate dall’alto, ma saranno frutto della riscoperta volontà di integrazione e di formazione di uno spirito comunitario e collaborativo all’interno della popolazione mestrina.

Il nuovo Comune studierà ipotesi di riduzione del 50% dei costi del plateatico per gli esercizi commerciali che tengano aperto fino a mezzanotte per ravvivare la città e costituire un presidio di vitalità e legalità.

Soluzioni come questa consentiranno un sostanziale miglioramento delle condizioni del commercio, del lavoro e della situazione generale di Mestre, come meglio si spiegherà oltre.

 

1.2) Per un nuovo concetto di “centro”.

Il Comune di Mestre non avrà più problemi di rapporto centro storico – periferia, come accade attualmente con la male interpretata relazione con Venezia.

Il neonato Comune consentirà di allargare l’idea e il concetto di centro a ben più ampie aree cittadine, come si conviene alla terza Città del Veneto per numero di abitanti.

L’omogeneità interna della Terraferma andrà a tutto vantaggio di zone sinora considerate a torto periferiche e di secondaria importanza come Marghera e Favaro.

Mestre, infatti, sia a causa del recente degrado, sia a causa della speculazione edilizia degli anni ’50-’60, sia per motivi ideologici, ha visto restringere sempre più il proprio “centro”, persino in aree tradizionalmente di rilievo primario, quali Carpenedo o Gazzera, Cipressina o Zelarino.

Il nuovo Comune potrà trasformare tale problema in risorsa, perché la rinascita cittadina riguarderà l’intera Terraferma.

Aree attualmente degradate non potranno più essere considerate marginali e la riqualificazione interesserà indistintamente tutta la città.

Il concetto stesso di “Mestre centro” andrà ripensato per essere inteso in modo del tutto inclusivo.

Ad esempio, la Stazione ferroviaria, con i suoi 31.000.000 di passeggeri annuali in transito – è la settima stazione italiana – sarà uno dei primi progetti ad essere oggetto di studio e riqualificazione. Essa diventerà, così il biglietto di presentazione importante che merita di essere per questa Città ed oggi versa invece in condizioni vergognose.

 

1.3) La qualità dell’aria.

Il nuovo Comune di Mestre svilupperà iniziative atte a salvaguardare l’ambiente e il territorio. Sinora, il Comune unico non è mai riuscito in questo intento, assorbito com’era dalle questioni e dai problemi veneziani, di sicuro rilievo, ma non coincidenti con quelli di Mestre.

Tali iniziative terranno in considerazione che il nostro territorio è stato martoriato per decenni da un’industria invasiva e inquinante, ai cui danni sarà necessario ovviare, pur rispettando e recuperando i livelli occupazionali.

L’intera terraferma è accomunata dai medesimi problemi di traffico e inquinamento industriale, che andranno affrontati in modo unitario.

Le questioni delle polveri sottili e della mobilità verranno finalmente trattate con l’impegno e il rilievo che deriveranno loro dalla centralità delle problematiche della terraferma nel neonato Comune autonomo.

 

1.4) La qualità dell’acqua.

Il nuovo Comune di Mestre provvederà a quella depurazione delle acque del Marzenego che è da decenni onere inadempiuto dal Comune di Venezia.

Oggi, la situazione è ancor più urgente, perché l’amministrazione comunale di Venezia, con la sua cronica assenza di capacità organizzative su Mestre, ha riportato alla luce il tratto di Marzenego sottostante Via Poerio prima di averne bonificato le acque e eliminato gli scarichi fognari, con la pessima conseguenza di aver creato un’area di degrado, con odori nauseabondi e fuoriuscita di topi, in adiacenza della Chiesa di San Lorenzo e di Piazza Ferretto. Peraltro, come spesso accade, i lavori non sono stati completati, creando l’ennesimo cantiere incompiuto.

Il Comune di Mestre provvederà con urgenza alla depurazione delle acque, anche realizzando un bacino di lagunaggio a monte di Via Poerio.

 

1.5) Il verde pubblico.

Le aree verdi esistenti vanno tra loro collegate e rese più fruibili: si pensi al Bosco di Mestre, ai Parchi della Bissuola e di San Giuliano.

Non sono vere, purtroppo, le statistiche che definiscono Mestre una delle città più verdi d’Europa: qualche miglioramento c’è stato, ma molto resta ancora da sistemare.

Il Parco del Piraghetto dev’essere sottratto al degrado e devono essere risistemate le sue strutture; in seguito saranno predisposte e attuate forme di controllo sistematico per evitare atti vandalici e presenze di illegalità. Parallelamente alla realizzazione di aree e strutture, infatti, va garantita la loro manutenzione nel tempo.

I Forti del Campo trincerato sono una risorsa pressoché unica in Italia e nel mondo e vanno pertanto subito riqualificati nell’ottica dell’offerta storico culturale, ambientale e turistica.

Ad esempio, Forte Marghera merita una più ampia riqualificazione e gestione, Forte Gazzera troverà maggiore utilizzo per manifestazioni e visite guidate, sarà incrementata la vocazione naturalistica e la fruibilità da parte dei turisti, anche stranieri, di Forte Carpenedo.

 

1.6) I “Buchi neri”.

Si fa un gran parlare del Buco nero del Lido di Venezia, ma i “Buchi neri” di Mestre sono molti di più. Il Comune di Mestre invertirà la tendenza, gestendo il patrimonio immobiliare in modo più trasparente, economico e proficuo per la collettività.

Si pensi alla ex Scuola De Amicis, agli ex uffici delle Esecuzioni Mobiliari in Viale San Marco, all’ex edificio della Cassa di Risparmio.

L’elenco è molto lungo e allo stesso vanno aggiunte le tante opere incompiute o abbandonate e divenute dimore per senzatetto.

Dovranno essere riqualificate le aree urbane degradate, non con progetti cartacei, ma con interventi concreti.

Emblematico è il caso dell’ex Ospedale Umberto I, nella cui area non si dovrà realizzare l’ennesimo supermercato, ma si dovranno porre le basi per rendere l’area attrattiva, con strutture di richiamo per i cittadini e le cittadine, nonché interessante anche per i turisti. Si può pensare, ad esempio, ad una ricostruzione per planimetria o per ipotesi dell’ex Castelvecchio, a luoghi di svago e di intrattenimento, quali ad esempio una pista da bowling.

Un mercato fisso in un padiglione unico coperto potrebbe richiamare turisti e visitatori, al pari di quanto accade ad Amsterdam o in altre strutture similari.

Nel frattempo, il mercato itinerante potrà riguardare alcuni piazzali e aree già interdette al traffico, per evitare di gravare sempre solo sugli stessi cittadini delle aree centrali in cui si svolge l’attuale mercato del mercoledì e venerdì.

Mancano, infine, aree di sosta adeguate in prossimità della Stazione ferroviaria, scalo che vede in transito 31.000.000 di passeggeri l’anno e con uno spazio per i bus in fase di risistemazione.

Tali realtà, sommate alla ecatombe di negozi che ha colpito indistintamente anche le piazze e le “aree centrali”, rischiano di desertificare l’intera Città di terraferma: di questo trattiamo compiutamente nel capitolo 3) sul commercio.

Ma il più grave “buco nero” della terraferma resta quello delle mai decollate bonifiche a Porto Marghera: queste avranno priorità assoluta nel nuovo Comune, creando così l’humus necessario ad attrarre nuove forme di investimento industriale, legate prevalentemente alla green economy. In tutto ciò, le procedure pubbliche dovranno sempre rispettare le regole e la gestione dei fondi dovrà essere sempre specchiata e trasparente, anche per evitare il riproporsi di situazioni tristemente famose nel nostro territorio.

 

1.7) L’occupazione.

La lotta per il miglioramento economico della realtà locale e per la residenzialità diffusa, di cui al paragrafo 6.4, passa anche e soprattutto attraverso il lavoro.

I recenti dati sulla disoccupazione giovanile sono infatti allarmanti anche nella nostra area, un tempo isola felice.

Dovranno essere mantenuti i residui livelli occupazionali del comparto industriale a Marghera. Ma, soprattutto, gli spazi di Porto Marghera, una volta bonificati e consegnati all’economia verde e solidale (paragrafo 1.6), offriranno un’occasione unica all’insediamento di nuove forme di industria nel territorio comunale. Ci riferiamo, in particolare, alle start up che necessitano di aree postindustriali in cui insediarsi, alle attività di new economy, alle società operanti nei settori dell’industria non inquinante, dell’idrogeno, della ricerca e della sperimentazione, delle telecomunicazioni e dell’informatica, della moda e degli altri fiori all’occhiello dell’economia italiana.

Dal rilancio del settore industriale e commerciale, e, quindi, dell’economia in generale, trarranno conseguenti benefici anche i professionisti e il settore terziario in genere.

 

1.8) La salute.

Il massimo impegno verrà profuso dal Comune in tale materia, per il miglioramento degli standard della salute e per tutto ciò che concorre al benessere dei cittadini e delle cittadini.

In particolare, il Comune di Mestre porrà in essere tutte le iniziative per mantenere i livelli di assistenza e aiuto alle fasce sociali deboli, tagliando però le forme di assistenzialismo o, peggio, le rendite di posizione o le elargizioni elettoralistiche.

In tal modo verranno liberate nuove risorse a favore delle iniziative e delle istituzioni che operano correttamente nell’ambito sanitario.

Si manterranno sul territorio, ovviamente, tutte le eccellenze e i reparti di rilievo sia locale sia regionale presenti nel Comune e nell’Ospedale dell’Angelo.

 

1.9) Contrasto allo spopolamento.

Tutte queste operazioni saranno il volano per invertire il trend demografico negativo.

È noto il grave problema dello spopolamento che affligge Venezia. Oggi, però, questo trend ha contagiato anche Mestre e la terraferma, acuendo i problemi di desertificazione di intere zone e, a cascata, di degrado e crisi economica.

L’abbraccio mortale con Venezia ha determinato nella sola Mestre una perdita di 3.500 residenti negli ultimi due anni.

 

2) Struttura amministrativa e risparmi con il Comune Autonomo. Città metropolitana. Municipalità.

La scelta dell’autonomia amministrativa non è una scelta assurda e disgregante.

Non è in contrasto con i principi europei, che anzi prevedono la regola generale della sussidiarietà verticale.

Rientra nella normalità e nella logica delle cose che una città di 180.000 abitanti (terza nella Regione Veneto) possa autoamministrarsi. Chi sostiene il contrario è in malafede, oppure considera implicitamente i mestrini e le mestrine immaturi e incapaci di governarsi.

A 90 anni, la figlia Mestre potrebbe smettere di abitare a casa di “mamma” Venezia.

Il nuovo Comune di Mestre, all’interno dell’istituenda Città Metropolitana di Venezia, ritroverà una propria dimensione ed identità, darà voce e il giusto peso a programmi ed esigenze legati al territorio, condividendo, invece, con gli altri 44 comuni, le decisioni di competenza metropolitana e dell’area vasta.

 

2.1) Risparmio dei costi della politica.

Il Comune di Mestre creerà semplificazione e risparmi.

Un comune più piccolo, ma non troppo, costerà meno perché scenderà sotto la soglia dei 250.000 abitanti e, quindi, automaticamente e per legge (d.P.R. 119/2000), avrà un minor numero di assessori e consiglieri comunali, cui spetteranno indennità inferiori, come pure allo stesso sindaco.

Sono falsità, quindi, quelle di chi sostiene che l’autonomia raddoppierà i costi. Specie quando, poi, gli stessi propongono, in alternativa, di dividere la Terraferma in tre, quattro o otto comuni, nessuno dei quali avrebbe la massa critica per poter essere autonomo.

Né Favaro né Marghera, infatti, raggiungono i 30.000 abitanti. Studi dell’A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) dimostrano invece che, per potersi amministrare, garantendo i servizi essenziali e senza andare in deficit, le dimensioni ideali di un Comune sono di circa 100.000 abitanti.

Il nuovo Comune unitario di Mestre e Terraferma, invece, con 180.000 abitanti, sarà del tutto autosufficiente senza dover ricorrere a unioni di comuni e anzi potrà innalzare il livello del welfare, grazie ai risparmi di gestione di cui si parlerà in seguito.

 

2.2) Miglior funzionamento della macchina comunale.

Come già detto (paragrafo 2.1), il risparmio deriverà, in primo luogo, dal minor numero di assessori, consiglieri e relative indennità.

Si usufruirà, inoltre, delle tante doppie sedi già esistenti, differenziate tra Mestre e Venezia, per la pressoché totalità degli uffici e assessorati.

Inoltre, il più mirato impiego sul territorio degli oltre 3.000 dipendenti pubblici del Comune di Venezia (ben più alto rispetto ai Comuni equiparabili per numero di abitanti, quale ad esempio Verona) consentirà risparmi e un sicuro innalzamento del livello dei servizi alla cittadinanza.

Infine, le più limitate dimensioni ridurranno i costi della politica, oggi fuori controllo, a cominciare dal costo delle inutili municipalità e delle consulenze.

 

2.3) Eliminazione delle municipalità.

Il primo e più consistente risparmio deriverà dall’eliminazione delle sei municipalità oggi esistenti, che gravano sul bilancio comunale, ma sono del tutto prive di reali poteri.

Le municipalità sono state create accorpando i preesistenti quartieri, ma sono solo un simulacro di autonomia, costituendo, anzi, un’applicazione del famoso detto “divide et impera” di epoca romana.

Con tale riforma, il Comune di Venezia, ha evidentemente fallito.

Il problema è duplice, di costi eccessivi e di impossibilità di funzionamento.

Le sei municipalità bruciano somme elevate per il mero funzionamento della loro macchina burocratica (organi elettivi, dirigenti e dipendenti), riuscendo a destinare a servizi alla collettività pochissimi tra i fondi trasferiti dal Comune. Si tratta, quindi, di strutture mastodontiche e costose che si limitano ad autoalimentarsi.

Come se non bastasse, le municipalità hanno poteri pressoché nulli. Le cosiddette “municipalità” sono, più propriamente, “circoscrizioni di decentramento comunale” ai sensi dell’art. 17 Testo Unico Enti Locali (d.lgs. 267/2000). Tali poteri sono stati ancor più compressi a partire dalle amministrazioni Orsoni e Brugnaro.

Le municipalità, infatti, hanno meri poteri consultivi, cioè di espressione di pareri non vincolanti su questioni di competenza del Comune.

Già prima, le municipalità sono state private in alcuni casi persino della loro facoltà consultiva: lampante è l’esempio della riscopertura del fiume Marzenego in Via Poerio, votata dal Consiglio Comunale prima ancora che la municipalità di Mestre Centro facesse in tempo a pronunciarsi, inascoltata, in senso contrario.

È chiaro quindi, che, prive di fondi e di poteri, le municipalità non possono funzionare e costituiscono, quindi, esclusivamente un costo inutile, che il nuovo Comune di Mestre dovrà per legge abolirà. Dal 2009, le circoscrizioni di decentramento comunale, infatti, sono vietate nei comuni con popolazione inferiore a 250.000 abitanti.

 

2.4) Città metropolitana.

La città metropolitana è perfettamente compatibile con l’autonomia comunale, anzi senza un Comune di Mestre avrebbe poco senso.

Ciò premesso, in ogni caso, la questione non rileva, perché la città metropolitana è già in vigore e non impedisce l’autonomia di ulteriori Comuni al proprio interno.

Ad ogni buon conto, la compatibilità della normativa sulla città metropolitana è evidente, me può essere approfondita in questa nostra pagina.

Nessuna parte della normativa statale impone al Comune capoluogo di non scindersi in due comuni, anzi tale possibilità, oltre che con le modalità costituzionali garantite dall’art. 133 co. 2 della Costituzione italiana, è favorito mediante l’aggiunta di un ulteriore e diverso procedimento previsto dalla normativa metropolitana con voto favorevole del consiglio comunale e della popolazione dell’intera città metropolitana.

Sia l’attuale testo di legge, sia quello previgente sulle città metropolitane prevedono contestualmente anche ulteriori possibilità di dare autonomia ai comuni risultanti dal capoluogo. Il fatto che il primo testo fosse stato approvato nell’ambito del Decreto sulla cosiddetta spending review dimostra anche che l’autonomia tra Mestre e Venezia genererà risparmi di spesa.

 

2.5) Un comune più virtuoso = meno tasse e più servizi.

Vi sarà una fisiologica riduzione dei costi legati allo smaltimento dei rifiuti e dei trasporti, nonché delle numerose imposte locali – Imu/Tares/Tasi, etc. – il cui conteggio è legato agli estimi catastali degli immobili, oggi equiparati a quelli della città di Venezia.

Un Comune più vicino ai cittadini, con dimensioni più conformi alla morfologia del territorio, dedicherà fisiologicamente maggiore attenzione alle problematiche di Mestre e di ogni parte della Terraferma, dato che il nuovo sindaco di Mestre potrà dedicarsi a tempo pieno alla città, che riceverà attenzione prioritaria e non sarà più considerata periferia, da Marghera a Favaro Veneto, passando per Mestre centro, Carpenedo, Piave 1866, Piraghetto, Altobello, San Lorenzo, Villaggio San Marco, XXV Aprile, Quartiere San Paolo, Quattro Cantoni, Terraglio, Marocco, Barche, San Giuliano, Quartiere Pertini, Bissuola, Malcontenta, Fusina, Ca’ Sabbioni, Porto Marghera, Rana, Ca’ Emiliani, Cita, Villabona, Catene, Chirignago, Asseggiano, Cipressina, Gazzera, Miranese, Perlan, Zelarino, Trivignano, Santa Lucia Tarù, Campalto, Villaggio Laguna, Ca’ Noghera, Tessera, Bazzera, Dese.

 

2.6) Eliminazione delle consulenze esterne.

Tra gli oltre 3.300 dipendenti del comune di Venezia, esistono sicuramente professionalità e competenze, oggi evidentemente trascurate o non valorizzate dalla struttura enorme e poco pratica del comune unico di Venezia, che fa ricorso, troppo spesso, a costose e inutili consulenze di professionisti esterni.

Tale pratica è segnale di una gestione incapace di ottimizzare le risorse pubbliche, quando non addirittura poco trasparente o disonesta, risolvendosi in un escamotage per conferire prebende, incarichi e appalti a soggetti non eletti ma “solo” amici di questo o di quel politico.

Ebbene, il nuovo Comune, contando sul maggior controllo sociale derivante dalle sue più ridotte dimensioni, provvederà alla riorganizzazione delle risorse umane per eliminare il malcostume delle consulenze esterne e valorizzare le professionalità già esistenti.

 

2.7) Eliminazione delle nomine politiche nelle società municipalizzate e partecipate dal Comune.

Oltre ai costi diretti della cattiva organizzazione comunale (municipalità e consulenze esterne), esistono anche i costi indiretti, che determinano comunque un danno alla collettività.

Attualmente, infatti, i vertici di tantissime società municipalizzate e partecipate dal Comune unico vengono scelti non per le competenze e per le capacità, ma solo per nomina politica.

Ecco, dunque, ex politici falliti accorrere per accaparrarsi una “poltrona”, quale essa sia, a prescindere dalle proprie effettive conoscenze tecniche nella specifica materia in cui vengono chiamati ad amministrare.

Il danno per la cittadinanza è duplice, sia in termini di compensi per gli incarichi, che, nonostante le “cure dimagranti”, restano talora troppo elevati, sia in termini di perdita di competitività e di buchi di bilancio nelle aziende pubbliche gestite in modo errato o assistenziale.

Questo triste scenario cambierà. Il Comune di Mestre, ripartendo dal basso, scioglierà queste incrostazioni di potere e consentirà ai cittadini di verificare meglio le reali competenze dei nominati.

 

2.8) Una nuova classe dirigente.

Mestre, già in un Rapporto 2004 del Coses (Consorzio per la ricerca e la formazione) e dell’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) risultava essere non una periferia ma una città con una propria identità economica e territoriale ben distinta dal capoluogo e, di conseguenza, bisognosa di un salto di qualità.

Gli ultimi anni però, anziché allo sviluppo promesso e agognato, hanno portato l’intero territorio comunale ad un’involuzione senza precedenti, dettata da una situazione politico amministrativa stagnante e priva di idee, a vantaggio di pochi e a discapito della popolazione residente.

Sarà conseguenza naturale della riorganizzazione generale dei due nuovi Comuni l’eliminazione di situazioni di comodo, di accordi fra maggioranza e opposizioni ai danni dei cittadini e delle cittadine.

È necessario uno scatto d’orgoglio della società civile per migliorare le proprie rispettive città, da un lato Venezia, dall’altro Mestre.

 

3) Il commercio

Il commercio di prossimità tornerà ad essere l’anima del nuovo Comune di Mestre.

Questa forte esigenza non può essere sminuita al rango di “interesse di bottega”, perché da un centro cittadino vivo trarranno benefici tanto gli addetti del settore, quanto i cittadini, considerando che una forte e radicata presenza dei negozi di vicinato nel territorio combatterà la desertificazione ed eliminerà il degrado urbano.

Tale obiettivo risulta perfettamente coerente con le tradizioni e la vocazione storica di Mestre, da sempre punto di riferimento per la piccola industria, il commercio e l’artigianato e solo più di recente centro della grande industria, legata all’ascesa e al declino di Porto Marghera. La vocazione al commercio è connaturata alla nostra città grazie alla sua strategica posizione geografica di snodo e crocevia dell’intero Nord-Est.

Già gli Statuti di Treviso del XIII Secolo prevedevano la possibilità di “far mercato di granaglie” a Mestre nei giorni di mercoledì e venerdì, nei cui giorni, non a caso, ancor oggi si tiene il mercato.

 

3.1) Maggior illuminazione per invogliare i cittadini e le cittadine ad uscire.

Il risparmio energetico non può spingersi fino al punto da far percepire la città come una periferia degradata e pericolosa, in cui i pedoni hanno paura di muoversi la sera e a vivere la propria città.

Se i mestrini preferiscono passeggiare e fare acquisti a Padova, Treviso, Mogliano o Mirano, il problema è sia di percezione e di cultura cittadina, sia di parcheggi e facilitazioni, di cui si dirà più ampiamente, sia di come la città si presenta o, meglio, di come chi ci amministra vorrebbe presentarla. Bisogna, non solo simbolicamente ma anche materialmente, accendere i riflettori su Mestre e renderla più vivace e piacevole da girare anche dopo la chiusura dei negozi.

 

3.2) Più iniziative culturali e commerciali di qualità per cittadini e turisti.

Negli alberghi mestrini pernottano annualmente 1.480.000 turisti, per un totale di 2.500.000 notti. Questo rende a tutti gli effetti Mestre una “Città turistica”, al di là del primo sorriso che l’affermazione può suscitare.

Attualmente, questi visitatori sono completamente abbandonati a se stessi: non sanno nulla della città in cui pernottano e, quando hanno un pomeriggio o una sera liberi per passeggiare per Mestre, si aggirano con sguardo sperso per la Città, non sapendo a chi chiedere informazioni, nella cronica assenza di segnaletica di base a loro dedicata ed info point cui rivolgersi.

Accade addirittura che pullman organizzati portino comitive dei turisti negli outlet o nei centri commerciali fuori comune, riempiendo un vuoto di proposte e lasciando così che questo “tesoretto” sia disonorabilmente scippato.

Tutto ciò non accadrà più quando esisteranno itinerari e percorsi studiati per favorire la fruizione culturale e commerciale dei tanti turisti stranieri e italiani, oltre che dei residenti.

Inoltre, spettacoli ed eventi saranno studiati in base alle esigenze di chi vive e lavora a Marghera, a Mestre, a Favaro, senza essere influenzati dal carico turistico di Venezia, ma potranno essere distribuiti nell’intero corso dell’anno, favorendo la socialità e la frequenza costante di persone nelle diverse piazze e vie del territorio.

 

3.3) Segnalazione di percorsi culturali, storici e commerciali.

I turisti e le turiste potranno essere invogliati a visitare Mestre anche grazie alla realizzazione di guide e opuscoli, prodotti con il coinvolgimento di associazioni locali.

Brevi guide realizzate in varie lingue, per venire incontro alle esigenze dei turisti provenienti da varie parti del mondo, ma anche delle numerose comunità straniere qui residenti.

Sarà realizzata una segnaletica di base multilingue e chiara, per rendere agevoli la circolazione e lo svolgimento delle più normali attività di base, quali trovare i negozi, spostarsi all’interno della Terraferma o tra questa e Venezia. Si creeranno info point cui rivolgersi per ottenere informazioni su luoghi, iniziative, eventi e trasporti. Le stesse guide turistiche potranno essere formate in modo da avere una preparazione anche relativa a Mestre e da poter condurre visitatori nella terraferma.

Verranno recuperati e resi fruibili gli le manifestazioni e gli eventi storici oggi sospesi o cancellati, come la Fiera di San Michele o la ricostruzione storica della Sortita di Forte Marghera.

 

3.4) Il sistema coordinato “Mestre”.

I commercianti di Mestre hanno avuto spesso in passato ottime idee e intuizioni, ma, altrettanto spesso, purtroppo, non riescono a fare “squadra”.

In tal senso, il Comune di Mestre favorirà gli accordi tra gli esercenti, mettendoli in condizione di cooperare tra loro e con l’amministrazione, facendo “sistema”, come già avviene, con risultati più che soddisfacenti, in realtà cittadine vicine ma ben più piccole di Mestre.

Si verrà così a creare un “centro commerciale” allargato e accattivante.

La nuova offerta commerciale permetterà di attrarre a Mestre un maggior numero di persone anche dalle città limitrofe, invertendo il trend attuale, che vede troppo spesso i mestrini e le mestrine recarsi “fuori comune” per fare shopping ed acquisti.

Tale circuito virtuoso non sarà solo il risultato dell’aumento dei luoghi in cui fare acquisti, ma, in senso più ampio, del rinnovo e del ripensamento del territorio di Marghera, Favaro, Chirignago, Zelarino e Mestre Centro, inserendo aree di divertimento e attrattive per i giovani, nonché elementi di richiamo, azionando anche la leva fiscale per permettere gli investimenti e gli insediamenti di attività produttive e che creino lavoro.

 

3.5) Fermare la realizzazione di nuovi centri commerciali e l’ampliamento di quelli esistenti.

Non tutti sanno che l’area di Mestre è una zona-campione per quanto riguarda la vendita dei prodotti e le iniziative commerciali e questo spiega l’eccessiva proliferazione di ipermercati e strutture della grande distribuzione.

La corsa all’apertura di nuovi centri commerciali dev’essere, però, arrestata, anche se con colpevole ritardo.

Il Comune unico di Venezia recentemente ha dato il via libera ad altri 29.000 metri cubi di spazi per la grande distribuzione, di cui 14.000 solo per il raddoppio dell’Auchan.

Sono ora stati previsti dal Comune di Venezia 3.000.000 di metri quadrati di superficie destinata alla grande distribuzione.

Fare cassa nel modo più rapido attraverso la percezione una tantum degli oneri di urbanizzazione può sembrare una scorciatoia, ma indebolisce il tessuto sociale.

Il nuovo Comune autonomo di Mestre avrà maggior interesse, invece, a bloccare le ulteriori espansioni della grande distribuzione e di nuovi supermercati, a favorire e implementare l’offerta del centro cittadino e dei negozi medio-piccoli, rilanciando il commercio di prossimità e ricreando un centro commerciale diffuso, indispensabile anche nell’ottica del previsto aumento dell’età media della popolazione italiana.

È necessario realizzare anche a Mestre il DURC (Distretto Urbano del Commercio), sulla scorta delle positive esperienze fatte da realtà più piccole e vincenti, quali Treviso, San Dona’ di Piave, Martellago o Mirano. In tal modo, Mestre potrà accedere a finanziamenti europei e regionali. Al tempo stesso, la rivitalizzazione del centro di Marghera, Chirignago, Gazzera e Mestre Centro sancirà un netto miglioramento per partecipazione, coinvolgimento civico e capacità di Mestre di tornare protagonista.

 

3.6) Digitalizzazione e uso delle nuove tecnologie.

Un comune giovane quale quello di Mestre nascerà già orientato verso le nuove tecnologie.

Verrà creato un database comunale comprendente tutte le attività commerciali, culturali, sportive, per aumentare la condivisione delle iniziative, unendo offerta pubblica e privata.

Potranno essere utilizzati sia servizi già esistenti, come Gong, sia nuovi strumenti, come ad esempio applicazioni per la ricerca dei negozi, ristoranti, alberghi e luoghi di svago ed intrattenimento.

 

3.7) Polo fieristico.

Il Comune di Mestre potrà sfruttare la propria posizione logistica invidiabile, alla confluenza di tre direttrici europee e on prossimità di Venezia per realizzare strutture di forte richiamo per visitatori italiani e stranieri, ad esempio dando vita ad un Polo Fieristico di livello regionale per esposizioni, manifestazioni e concerti che possano avere attrattiva presso un pubblico eterogeneo.

 

3.8) Viabilità.

La minor necessità di fare cassa pesando sulle spalle dei cittadini consentirà di ridurre le strisce blu, le ZTL (zone a traffico limitato) e le sanzioni amministrative.

I continui cambi di sensi unici e il concreto pericolo di essere multati spingono i nostri corregionali ad evitare il più possibile di venire a Mestre, per lavoro, per svago o per un pomeriggio di shopping.

Al contrario, l’accesso ai negozi e al centro, invece, verrà favorito, mentre oggi è scoraggiato.

Da subito si potrà aumentare la durata della sosta gratuita durante la pausa pranzo, ad esempio anticipandone di mezz’ora l’inizio e posticipandone di mezz’ora la fine.

Si potranno diminuire la tariffe orarie dei parcheggi nelle strisce blu e favorire convenzioni con i negozi che non hanno diretto accesso a parcheggi gratuiti o di proprietà.

Si dovranno in ogni caso, ridurre i parcheggi a pagamento, per consentire la sosta gratuita, come previsto dalla giurisprudenza, che impone una percentuale determinata di “righe bianche” rispetto alle righe blu.

Le ZTL potranno essere abolite, almeno tutte le sere dalle 19.30, come avviene in tutto il resto del Veneto, dove le ZTL non vigono 24 ore su 24.

 

3.9) Tributi e regolamenti.

Il Comune unico di Venezia attuale ha costi unici al mondo, che ricadono in primis sui commercianti, i quali sanno bene che spesso arrivano a pagare anche il triplo di imposta sui rifiuti rispetto ai colleghi dei confinanti comuni di Marcon o di Quarto d’Altino.

Analogamente anche i plateatici e le autorizzazioni risentono dell’ingombrante dicotomia del Comune attuale.

Si dovrà cambiare il regolamento comunale sui plateatici e l’occupazione di suolo pubblico. Si dovranno sospendere le multe per la sistemazione del verde pubblico.

Come già visto, si potranno studiare ipotesi di riduzione fino al 50% dei costi di plateatico per gli esercizi commerciali che tengano aperto di sera e fino a mezzanotte.

Anche i tempi di attesa per i permessi non potranno essere più quelli, lunghissimi, determinati dalla vastità e dell’eterogeneità dell’attuale comune unito e dovranno essere paragonabili a quelli dei vicini comuni di terraferma.

A ciò si potranno aggiungere ulteriori ipotesi di riduzione del carico fiscale per i negozi di vicinato, che svolgono un’importante funzione sociale.

 

4) Sviluppo futuro e riqualificazione di Porto Marghera

Il nuovo Comune di Mestre sarà giovane, aggiornato e al passo con i tempi, darà impulso allo sviluppo, al contrario del Comune unico, legato anche geneticamente a idee sorpassate, di sviluppo non sostenibile e ciecamente protoindustriale.

Il Comune unico è legato, purtroppo, a idee del passato, alle quali si tiene strettamente vincolato e finisce per risucchiare nel vortice passatista e superato anche Mestre, che avrebbe tutte le possibilità per essere moderna e all’avanguardia.

 

4.1) Riqualificazione di Porto Marghera.

Porto Marghera, una volta bonificate ed attrezzate le varie aree, tornerà ad essere il fulcro dell’innovazione, dello sviluppo, della sperimentazione a 360°. Il porto andrà riproposto come polo industriale e commerciale del Nordest e, come centro della logistica e degli scambi tra i paesi del Nord e quelli dell’Est Europa, tra i mercati mediorientali, africani e asiatici.

Dalla green economy, alla sperimentazione culturale e artistica, alle emergenti start up, al mondo della moda e del design: sostegno economico e burocratico saranno totali da parte del nuovo Comune, nel pieno rispetto delle regole e della volontà dei suoi cittadini, per favorire l’impresa sana e ricreare occupazione.

Marghera e Mestre: due facce vincenti della stessa medaglia.

 

4.2) Mestre porta del Nordest.

L’invidiabile posizione geografica della città di Mestre, crocevia di importanti direttrici di traffico e dotata di potenziali grandi infrastrutture, le conferisce un’enorme potenzialità di sviluppo non solo per il suo territorio, ma anche per una vasta area che abbraccia l’intero Nordest, per il quale si propone come punto nodale e cuore pulsante. Per raggiungere questo scopo necessita però dell’autonomia amministrativa grazie alla quale implementerà le vie di collegamento da e per Venezia, l’ospedale, la stazione, l’aeroporto, collegando ed allargando il centro e le periferie verso il resto dell’area metropolitana, di cui entrerà a far parte a pieno titolo.

 

4.3) Fonti di finanziamento.

Detto nei precedenti capitoli dei risparmi che il Comune di Mestre genererà da molti punti di vista, va precisato che resteranno a beneficio della Terraferma, pro quota, tutti gli introiti attualmente di spettanza del Comune di Venezia.

Anzitutto, i trasferimenti statali ai singoli Comuni competono in proporzione al numero di abitanti.

Dalla Legge Speciale, poi, è arrivata al Comune di Venezia, negli ultimi 30 anni, l’impressionante cifra di oltre 2 miliardi di euro, quasi mai andati a beneficio della Terraferma, a ulteriore testimonianza che i fondi ci sono, ma non vengono spesi bene, come ha dimostrato, da ultimo, la famigerata vicenda del Mo.S.E..

Ebbene, i fondi della Legge Speciale per Venezia spetteranno, in base alla norma, anche al Comune di Mestre, come a tutti i Comuni che si affacciano sulla gronda lagunare, da Chioggia, a Codevigo (Pd), a Cavallino Treporti.

Ricordiamo, inoltre, i sostanziosi proventi derivanti dalla tassa di soggiorno, che resterebbero alla Terraferma per essere finalmente reinvestiti sul territorio che li ha prodotti. Così anche per gli introiti pubblicitari e legati alla sosta delle automobili.

Inoltre, al Comune di Mestre andrà la percentuale di circa il 50% di tutte le partecipazioni societarie (Casinò, Aeroporto, ecc.) che attualmente spettano al Comune unico di Venezia. Esiste, infatti, il precedente del Comune di Cavallino Treporti, che, staccatosi da Venezia nel 1998, ha ora diritto, in base alla sua superficie e popolazione (circa 1/8 rispetto a Mestre), al 6,75% di tutto il patrimonio del Comune di Venezia.

 

4.4) L’esempio di Cavallino Treporti.

Proprio il Comune di Cavallino Treporti, resosi autonomo da Venezia dal 1998, ha avuto uno straordinario sviluppo e vanta risorse che prima gli erano precluse, tanto che lo stesso attuale sindaco Claudio Orazio, un tempo contrario all’autonomia, si è dovuto ricredere.

Il Comune del Cavallino ha un bilancio invidiabile e, nel 2014, è stato il terzo Comune d’Italia per i finanziamenti nazionali che ha saputo attrarre per la propria edilizia scolastica.

 

4.5) Un’amministrazione amica.

Spesso il Comune unico di Venezia ha considerato Mestre e la Terraferma un’autentica terra di conquista, da sfruttare economicamente senza contropartita alcuna in termini di servizi e di sviluppo.

Prova ne è il dato ACI 2014, secondo il quale Venezia risulta il Comune italiano che, tra i capoluoghi, pesa maggiormente sui propri cittadini con le sanzioni amministrative.

Il nuovo Comune di Mestre, invece, assicurerà collaborazione attiva tra i pubblici amministratori, i vigili urbani e le forze dell’ordine, al fine di offrire alla cittadinanza un servizio utile, civile e condiviso anziché assomigliare ad una scure calata dall’alto che vessa indistintamente i cittadini e le cittadine residenti o i lavoratori e le lavoratrici.

 

4.6) Rilancio economico.

Fondamentale per una migliore qualità della vita, come già si è scritto, è il rilancio dell’occupazione. Dalla green economy e dalle bonifiche di Porto Marghera, ove gestite in modo più trasparente, può provenire una nuova fonte di lavoro per i giovani e le giovani.

Di sicuro non potranno più essere perse occasioni come quella del Palais Lumiere. La vicenda, della quale dovranno essere individuate le responsabilità, ha mostrato i lati peggiori del Comune unico.

Da un lato, ha certificato la forte avversione del Comune di Venezia per tutto ciò che di innovativo e proficuo possa svilupparsi a Marghera e in Terraferma, un misto di gelosia repressa e di mancata comprensione della modernità e delle occasioni di rilancio.

Dall’altro, ha dato un segnale di chiusura a tutti i potenziali investitori che intendano, in futuro, finanziare iniziative a favore della collettività.

Il Comune di Mestre, potendo concentrarsi sull’unico obiettivo della salvaguardia e dello sviluppo della terraferma, invertirà la tendenza e saprà cogliere ogni segnale di innovazione, sfruttando ogni nuova opportunità si dovesse presentare per il nuovo Comune.

La ricerca di nuove strade per l’occupazione sarà orientata a 360° e darà ampio spazio, in particolare, alla green economy, al commercio, al turismo e alla moda, quest’ultima già presentata nel progetto per il Palais Lumiere.

Dal Parco di San Giuliano alla Torre Civica del XII secolo, dal Centro Culturale Candiani ai Forti del Campo trincerato di Mestre dell’800-‘900: queste realtà saranno rivitalizzate da un Comune forte, coeso e pronto.

Tali strutture, che troppo spesso versano in stato di abbandono o non sono operative, verranno utilizzate a beneficio della collettività, al massimo delle loro potenzialità.

Accoglieranno al proprio interno manifestazioni ed eventi di qualità, che li trasformeranno in importanti punti di riferimento in grado di catalizzare l’attenzione culturale e la vita sociale cittadina.

Gli eventi, finanziati con gli introiti della tassa di soggiorno, coinvolgendo cittadinanza e associazionismo, restituiranno vitalità alla città di Mestre, creando un circuito virtuoso di manifestazioni, cultura e coinvolgimento.

 

4.7) Turismo.

Come già spiegato al paragrafo 3.2, il turismo in Terraferma, con le sue 1.480.00 presenze annue, rappresenta una risorsa importante, fino ad oggi del tutto ignorata. Per renderla fruttuosa si rende, però, indispensabile una politica mirata a trasformare con pochi ma decisivi interventi la Città in città a vocazione turistica, accogliente e fruibile: a partire dal rifacimento della segnaletica, oggi inesistente, dalla realizzazione di info point dislocati in più punti della città per permettere ai tanti turisti di spostarsi autonomamente e conoscere anche l’offerta della terraferma. Verranno, a tal fine, studiati e suggeriti itinerari gastronomici, storici, culturali, legati anche alla secolare tradizione veneta. Saranno recuperati i beni storici esistenti, come i Forti, oggi in abbandono ed il cui restauro darà vita ad un circuito di visite guidate che diverrà vanto e ricchezza per il rinato Comune di Mestre.

Massima sinergia e collaborazione saranno garantite tra il nuovo Comune e gli operatori del settore.

 

4.8) Commercio.

Del commercio ci si occupa nel capitolo 3: servono iniziative concrete, per incentivare l’apertura e la sopravvivenza di nuove attività: incrementando l’illuminazione, oggi scarsa, diminuendo i costi dei plateatici, istituendo convenzioni tra commercianti e parcheggi comunali, dilatando gli orari di inattività delle ZTL, realizzando un significativo calendario di eventi e manifestazioni “di qualità” tale da far affluire visitatori da tutta l’area metropolitana e riportare così i centri urbani del neo-Comune ad essere fulcro della vita cittadina, con il conseguente allontanamento del degrado e della microcriminalità. Sarà premiata e preservata la piccola impresa locale con misure di sgravio fiscale e incentivi che le permettano di competere con la grande distribuzione.

 

5) Degrado e Vivibilità

L’attuale situazione vede Mestre diventata invivibile. Il livello di abbandono e degrado di degrado è sotto gli occhi di tutti.

Anche a prescindere dalle leggi nazionali ed europee, non di competenza comunale, già a livello comunale molto può essere fatto, ma è mancata sinora la volontà politica di intervenire.

 

5.1) Maggior illuminazione per invogliare i cittadini e le cittadine ad uscire.

Il risparmio energetico non può spingersi fino al punto da far percepire la città come una periferia degradata e pericolosa, in cui i pedoni non sono stimolati a muoversi e a vivere la città.

Già si è detto al punto 3.1 che, se i mestrini e le mestrine preferiscono passeggiare e fare acquisti a Padova, Treviso, Mogliano o Mirano, il problema è sia di percezione e di cultura cittadina, sia di carenza cronica di parcheggi e facilitazioni, ma anche e soprattutto di percezione della città e di sua presentazione.

Questa concezione va ribaltata e tutti, a partire dagli amministratori pubblici.

 

5.2) Maggiori controlli.

Maggiori controlli devono essere effettuati attraverso le forze di polizia locale e soprattutto con un più ampio coordinamento fra le forze di pubblica sicurezza.

Il Vigile Urbano deve essere percepito come silenziosa sentinella e non solo come longa manus del Comune per cogliere i cittadini e le cittadine in flagrante allorquando non riescano a comprendere la confusa viabilità urbana.

La presenza anche fisica delle forze dell’ordine sarà necessaria almeno fino a quando non si recupererà la fruizione delle vie cittadine da parte della popolazione.

Non si richiede un “sindaco sceriffo”, né l’esigenza di sicurezza potrà mai sconfinare nello stato di polizia o travalicare il rispetto delle persone.

Serve, piuttosto, l’impiego di nuove tecnologie per la prevenzione e il controllo della microcriminalità. In contemporanea, dovranno essere utilizzati tutti gli strumenti consentiti dall’attuale normativa per la repressione del crimine.

 

5.3) Arredo urbano

La vivibilità e la lotta al degrado passano anche attraverso la cura dell’arredo urbano.

Una sistemazione civile e dignitosa delle strutture, vie, panchine, la cura costante del verde pubblico e la manutenzione regolare delle attrezzature pubbliche scoraggiano, infatti, sia i vandalismi sia la percezione negativa della città come luogo poco sicuro e sorvegliato che chiunque può impunemente inquinare o deturpare.

Da questo punto di vista tanto farà anche l’educazione civica delle nuove generazioni, che dovrà essere compito primario delle iniziative patrocinate dal nuovo Comune.

Tanto si può dunque fare, ma molto dipenderà anche dallo spirito di collaborazione che il nuovo Comune saprà ricreare.

Un cittadino consapevole, partecipe della vita pubblica, coinvolto da un Comune più vicino è anche un buon cittadino.

 

5.4) Cantieri.

I cantieri dei lavori pubblici dovranno avere tempi certi di inizio e di conclusione, nel rispetto della cittadinanza e di quei lavoratori che inevitabilmente subiscono un forte danno dalla loro apertura.

Saranno evitati i vergognosi casi in cui le inaugurazioni sono state anticipate o rinviate strategicamente fino a periodi pre-elettorali.

Il nuovo Comune di Mestre stabilirà tempi certi per i lavori e approverà un serio progetto di programmazione e interazione dei diversi interventi. Avvierà tra le parti interessate incontri atti a concertare gli interventi futuri, pianificando le varie fasi di lavori.

In tal modo, eviterà di cambiare progetti in corsa, finendo per fare e disfare continuamente le stesse piazze o vie, con inutile spreco di tempo e risorse.

Una seria programmazione eviterà di costringere alla chiusura attività commerciali strozzate da un eccessivo numero di cantieri che le rendono inaccessibili alla clientela.

 

5.5) Puliamo Mestre.

A dimostrare che la prima nuova grande opera del Comune di Mestre autonomo sarà ricreare un maggiore interesse dei cittadini e delle cittadine, un rinnovato e meritorio spirito partecipazione alla Communitas mestrensis, abbiamo dato vita a numerose iniziative denominate Puliamo Mestre, armandoci di scopa e prodotti per pulizie per rendere migliori e più accoglienti le nostre vie o piazze, troppo spesso dimenticate dal Comune unico di Venezia. Tra le aree ripulite dai volontari del Movimento per l’Autonomia di Mestre e della Terraferma: Galleria dell’Orologio, parchetto di Via San Pio X, Provvederia, fontana di Piazza San Benedetto a Campalto.

 

6) Urbanistica ed edilizia

La forzata unione con Venezia ha portato, dal 1917 – e ancor più dal 1926 – e soprattutto negli anni ’50 e ’60, alla realizzazione di un’edilizia di bassa qualità, che ha raso al suolo la preesistente architettura “orizzontale” e omogenea, costituita da centinaia di ville con alberi secolari e case singole tradizionali di cui rimangono alcune testimonianze. In tal modo si è data vita ad uno sfruttamento edilizio, insensato e disomogeneo, che ha determinato la maggior parte degli attuali problemi urbanistici di Mestre. La Terraferma, una volta sottrattale l’autonomia comunale, è rimasta per anni priva anche di un adeguato Piano regolatore. L’idea che la voleva una periferia-dormitorio è dura a morire e ha portato a tanti, troppi anni di speculazione edilizia, cancellazione delle preesistenze storico-artistico-architettoniche e al formarsi di un anonimo sprawl edilizio.

Anche negli ultimi anni, nonostante alcuni doverosi interventi di recupero atti a ridare un minimo di decoro alla Città, si sono riproposti gravi errori che si pensavano relegati al passato e interventi di bassa qualità, spesso invisi alla popolazione e discussi, al punto da costringere addirittura gli amministratori al dietrofront e alla rimozione degli interventi effettuati, con ulteriori sprechi di denaro pubblico.

Non è sufficiente che gli amministratori ripetano altrui slogan in favore di “Mestre bella”, se poi, all’atto pratico, cancellano le realtà belle e positive che già esistono in città.

 

6.1) Cogliere le opportunità di sviluppo, ma evitare gli sprechi e le speculazioni edilizie.

Come anticipato al paragrafo 3., occasioni d’oro come quella del Palais Lumiere di Pierre Cardin verranno accolte e incoraggiate nel neonato comune di Mestre.

Al contrario, il Comune unico di Venezia ha osteggiato e infine bocciato il progetto del Palais Lumiere, peraltro con il pretesto di un vincolo paesaggistico rivelatosi poi inesistente: per la mancata edificazione i residenti in Terraferma, una volta individuate le responsabilità, dovrebbero chiedere il risarcimento dei danni dovuti alla mancata costruzione.

Stop alla speculazione edilizia: il Comune di Mestre eviterà di costruire a discapito patrimonio storico artistico, come avvenuto sui reperti medioevali di Via San Pio X.

Stop ad un ulteriore inutile ed antieconomico proliferare di centri commerciali e strutture ricettive.

La modernità e il progresso passano anche attraverso la riqualificazione dell’edilizia popolare antiestetica e di bassa qualità, che potrà essere “rottamata”. Potranno così essere realizzati nuovi edifici, di classi energetiche elevate, tali da comportare risparmi e, in prospettiva, l’autonomia energetica.

Non sono necessarie, invece, ampie operazioni di tipo esclusivamente speculativo come il Quadrante di Tessera o la realizzazione di impianti sportivi faraonici, cattedrali nel deserto non fruibili nella quotidianità dalla cittadinanza e dispendiosi perché realizzati per pochi eventi di nicchia e con poco seguito. Sarà opportuno, invece, favorire lo sport dilettantistico locale e di prossimità, con strutture idonee, moderne e funzionali, facilmente accessibili a tutti i cittadini e a tutte le cittadine, come si approfondirà nel paragrafo 8.4.

 

6.2) Miglior qualità della città.

La realtà urbana dovrà essere resa più accogliente già a partire dalla creazione di un piano dei colori che garantisca una città, anche simbolicamente, meno “grigia”.

Inoltre, le nuove strutture dovranno essere moderne e collegate al sistema città. Non si ripeteranno esperienze passate, anche recenti, di realizzazione di interi quartieri urbanisticamente e logisticamente distaccati dal resto della città, avulsi dal contesto anche dal punto di vista dell’orientamento rispetto ai punti cardinali.

In quest’ottica, come già osservato, fondamentale sarà anche il recupero delle aree dismesse di Porto Marghera: il Comune autonomo favorirà partenariati con gli istituti scolastici, le università e i rappresentanti delle categorie industriali, commerciali e artigiane per stimolare progetti di recupero “attivo” delle zone industriali attualmente in abbandono. Lo scopo sarà ricreare luoghi e posti di lavoro e aggregazione, che costituiscano dei presidi “produttivi” contro il degrado, diversificando le fonti di reddito.

 

6.3) Miglior impiego delle strutture pubbliche.

Per lo svolgimento delle funzioni comunali si utilizzeranno aree e strutture pubbliche già esistenti, in modo utile ed efficiente, in linea con il concetto di spending review. Diventerà prioritario, finalmente, il risparmio, gestendo in modo più oculato le risorse, che potranno, quindi, essere reinvestite nello sviluppo civico, al fine di fornire risposte concrete alle richieste dei cittadini e del territorio.

Come già evidenziato, il Comune unico di Venezia attuale, invece, ha sperperato soldi pubblici per ammodernare nuove sedi comunali, mentre a Mestre e in Terraferma pullulano gli spazi comunali dismessi e in abbandono. In tal modo si sono generati aumenti di spesa e diseconomie.

Parte delle strutture pubbliche potrà essere utilizzata, con trasparenza e metodi mai più clientelari, da quei gruppi virtuosi di cittadini e cittadine che svolgono meritoria azione di diffusione e di espressione musicale, artistica, culturale e o sportiva.

La concessione degli spazi sarà limpida, priva di ombre e atta a favorire l’associazionismo spontaneo e no profit che svolga funzioni utili per la città.

 

6.4) Obiettivo residenzialità.

Tutte queste sfide andranno affrontare nell’ottica, già anticipata, di frenare l’emorragia di residenti verso i comuni limitrofi, creando le condizioni migliori per la vivibilità e favorire così il ritorno dei mestrini e delle mestrine divenuti esuli per cause di forza maggiore.

La città tornerà ad essere attrattiva e invitante, ricominciando a costituire una valida alternativa per costi, qualità della vita e fruibilità rispetto alle città venete.

 

7) Viabilità e trasporti

Mestre è sempre stata storicamente sito strategico e di passaggio, dalla mutatio per i cavalli di epoca romana, dai porti e ai ponti sul Marzenego, alle grandi strade di comunicazione: Romea, Miranese, Castellana, Terraglio, Riviera del Brenta.

L’invidiabile posizione geografica della città di Mestre, crocevia di importanti direttrici di traffico e potenzialmente dotata di grandi infrastrutture, le conferisce un’enorme potenzialità .

Mestre si pone, dunque, come un vero e proprio nodo dei trasporti di un’area vasta che comprende l’intero Nordest, di cui si propone come punto nodale e cuore pulsante.

Eppure, Mestre, assorbita dal Comune di Venezia, manca sia di una razionale viabilità interna sia di un sistema di mezzi pubblici all’altezza.

Per invertire la rotta, serve, però, l’autonomia amministrativa, grazie alla quale Marghera e Mestre, in un unico grande Comune di Terraferma, miglioreranno le vie di collegamento da e per Venezia, l’ospedale, la stazione, l’aeroporto, tutto il resto della città metropolitana, cui Mestre deve aprirsi, dato che ne farà parte a pieno titolo.

 

7.1) Trasporti pubblici.

Il Comune di Mestre migliorerà il servizio pubblico, senza aumenti del costo dei prezzi dei biglietti.

L’amministrazione comunale di Terraferma avrà ben presenti, infatti, le esigenze della propria popolazione, stabilendo tariffe inferiori per i biglietti e servizi più mirati alle reali esigenze dei mestrini.

Mestre è il vero nodo dei trasporti del Veneto: il Comune autonomo di Mestre dovrà proporsi come capofila dell’integrazione tra i vari servizi di trasporto pubblico, implementando sempre più il sistema del biglietto unico da poco tempo approvato all’interno della Città metropolitana di Venezia, anche in cista di un’eventuale integrazione dei trasporti verso Padova e Treviso.

D’altronde, un accordo fra ACTV, APS e SITA è già stato tentato recentemente, salvo naufragare a causa dell’attuale visione incentrata sui trasporti lagunari anziché sull’intermodalità e sugli scambi ad ampio raggio a livello regionale.

 

7.2) Rifacimento delle strade.

Il nuovo Comune garantirà maggior attenzione agli interventi di ordinaria manutenzione, come la riasfaltatura di strade e piazze, che dovrà essere portata a termine con maggiore rapidità, essendo necessario consentire in tempi stretti il transito e il commercio nelle vie di Mestre.

Gli interventi saranno coordinati, onde evitare che alcune strade restino inaccessibili a lungo, e di essi si dovrà dare tempestivo avviso alla popolazione di volta in volta interessata.

Il dissesto stradale ha raggiunto dimensioni impressionanti in alcune zone di Marghera e Mestre Centro, tra cui, ad esempio, Via Forte Marghera, Via Fratelli Bandiera o Via Altinia: troppo spesso si attende sino a situazioni di emergenza per intervenire, o si fanno lavori a spot o in prossimità delle scadenze elettorali.

È vergognoso e intollerabile che strade, anche centrali e storiche, attendano anni per essere pavimentate perché il loro rifacimento è di competenza per metà via della municipalità e per la restante metà del Comune.

 

7.3) Viabilità.

La minor necessità di fare cassa pesando sulle spalle dei cittadini consentirà di ridurre le strisce blu, le ZTL e le relative sanzioni amministrative.

I continui cambi di sensi unici, che continuano con l’attuale amministrazione, e il concreto pericolo di essere multati in buona fede spingono i nostri corregionali ad evitare il più possibile di venire a Mestre, per viaggio, diletto, lavoro o per acquisti, come esposto nel capitolo 3.

L’accesso alla Città, con particolare riguardo alle zone pedonali, turistiche e commerciali, invece, dev’essere favorito e semplificato con ogni mezzo.

L’impressione è che attualmente, al contrario, tale accesso venga ostacolato e reso più difficile.

Da subito si potrà aumentare la durata della sosta gratuita durante la pausa pranzo, ad esempio anticipandone di mezz’ora l’inizio e posticipandone di mezz’ora la fine.

Si potranno diminuire la tariffe orarie dei parcheggi nelle strisce blu e favorire convenzioni con gli esercizi che non hanno diretto accesso a parcheggi gratuiti o di proprietà.

Alcuni parcheggi dovranno consentire l’accesso gratuito, almeno per la sosta medio-breve, ad esempio il park del cimitero di Mestre.

Le ZTL potranno essere abolite, almeno tutte le sere dalle 19.30, come avviene in tutto il resto del Veneto, dove le ZTL non vigono 24 ore su 24.

Il Comune di Mestre riuscirà finalmente ad affrontare questioni urgenti come quella di Via Fradeletto.

La viabilità da e per l’aeroporto sarà portata fuori dai centri abitati di Campalto e Tessera, che risentono pesantemente del traffico di attraversamento.

Il neonato Comune darà a Mestre una stazione ferroviaria degna del suo ruolo, sia dal punto di vista della viabilità d’accesso, sia da quello dell’organizzazione e dell’offerta interna in termini di negozi, servizi e informazioni.

 

7.4) Parcheggi.

La questione dei parcheggi verrà finalmente affrontata in modo sistematico e coordinato, con un programma a lungo termine.

La situazione è senz’altro migliorata nel corso degli ultimi anni, quanto ad offerta di posti auto a parcheggio. Si pensi al nuovo park AVM di Via Andrea Costa o al parcheggio di Piazzale Leonardo da Vinci o al nuovissimo park della stazione ferroviaria. Tuttavia, le tariffe orarie di alcuni parcheggi sono troppo onerose, spesso pari, se non superiori, a € 2, e andranno pertanto diminuite.

Servono uno studio attento e una programmazione della viabilità e dei parcheggi tali da consentire di raggiungere le vie centrali, i negozi e gli uffici dell’area tenendo conto della vita e delle esigenze dei cittadini e non siano asserviti alla mera esigenza di fare cassa per il comune, come accaduto finora.

Da rivedere, invece, i progetti relativi ai parcheggi scambiatori, costruiti in luoghi in cui risulta difficile individuarne l’utilità e, non per nulla, quasi sempre deserti. Anche l’ultimo recente parcheggio, realizzato sul terreno dell’ex Ospedale Umberto I, ha dimostrato alla Città la scarsa conoscenza delle problematiche cittadine da parte degli amministratori e la mancanza di volontà di risolverle. Pur comodo e molto utilizzato, è costituito da una mera distesa di ghiaino, costata alla collettività ben 370.000 €.

 

7.5) Alta velocità e SFMR.

Il Comune neonato potrà ripensare interamente la viabilità odierna e ridisegnarla in vista dei futuri sviluppi preventivabili.

Si parla da tempo di alta velocità fino alla stazione di Mestre o di Venezia o di Tessera. Tali opzioni riverberano la loro importanza anche su altre scelte strategiche, come quella del tram.

Il Comune di Mestre diventerà interlocutore di riferimento rispetto al Gruppo Ferrovie dello Stato.

Potrà, in tal modo, favorire la massima integrazione fra sistemi di trasporto diversi, concordare le modalità di realizzazione della bretella di collegamento ferroviario fra la stazione e l’aeroporto.

Il sistema SFMR (Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale) è un progetto avviato da numerosi anni dalla Regione. Nonostante siano state spese centinaia di milioni di euro dei cittadini, non solo non sono stati realizzati i lavori, ma, nel frattempo, è sparita dai progetti la stazione di Marocco. I cantieri alla Gazzera e in Via Olimpia sono tenuti fermi per un contenzioso aperto con le società appaltatrici, un’incompiuta che si trascina da tempo.

Il Comune di Mestre potrà risolvere il contenzioso con le società appaltatrici, per sbloccare i lavori o, comunque, valutarne l’utilità maggiore o minore, alla luce anche delle statistiche, che vedono una grande preponderanza degli spostamenti in bus (100.000 al giorno fra spostamenti interni o da fuori comune) e in auto (35.000 al giorno).

 

7.6) Illuminazione pubblica.

L’illuminazione pubblica verrà potenziata sia per una questione di sicurezza, sia per invogliare cittadini e cittadine ad uscire e a vivere la propria città. Il risparmio energetico non può spingersi al punto di far percepire la città come una periferia degradata e pericolosa, in cui i pedoni non sono stimolati a muoversi liberamente e pacificamente.

 

8) Rapporto con i cittadini e le cittadine.

Il più immediato e principale aspetto positivo della nuova autonomia amministrativa sarà un ritrovato spirito comunitario e civico. Questo intendiamo con il concetto di “Communitas mestrensis”, riportato nella stemma medievale di Mestre.

Tale spirito dovrà permeare l’agire del neonato Comune, cominciando dal recupero e dalla diffusione della conoscenza delle vicissitudine storiche che, a partire dalle origini paleovenete e romane, fanno di noi oggi ciò che siamo e dimenticando le quali risulta impossibile pensare quale futuro vogliamo per questo nostro territorio.

In tal modo, ogni iniziativa o decisione del nuovo Comune eviterà di commettere gli stessi errori del passato, spesso reiterati, invece, dal Comune di Venezia attuale, che, in tal modo, disconosce, svilisce e umilia la Terraferma.

 

8.1) Mestre Tua.

Un cittadino coinvolto e reso consapevole da un Comune a lui più vicino è anche un buon cittadino.

Il recupero dell’identità storica e civica andrà di pari passo con la maggiore attenzione alle problematiche comuni all’intera Terraferma, considerando che il nuovo sindaco potrà dedicarsi a tempo pieno alla città di Mestre e ogni parte della Terraferma riceverà l’attenzione che merita e non sarà più periferia, come spiegato nel paragrafo 1.2: Marghera, Campalto, Zelarino, Dese, Favaro, Chirignago ecc. saranno tutte protagoniste nel nuovo Comune.

 

8.2) Conoscenza della storia di Mestre.

Alla Mestre attuale manca un forte senso civico. Vanno recuperate le identità storica, culturale e sportiva. Il nuovo Comune implementerà la vocazione commerciale e piccolo-imprenditoriale del centro cittadino. Favorirà la permanenza nella città anche dopo l’orario di lavoro di dipendenti e professionisti. Aumenterà l’offerta di cultura e spettacoli, proponendo un calendario significativo di eventi culturali e sportivi distribuiti lungo l’intero arco dell’anno, compreso il periodo estivo: la mancanza di manifestazioni ha sempre spinto giovani e meno giovani fuori dai confini comunali alla ricerca di iniziative e di stimoli.

Gli eventi a San Giuliano vanno incrementati.

I mercatini tradizionali nelle piazze verranno svecchiati, aperti a nuove possibilità, fino ad oggi negate, e arricchiti da eventi collaterali quali concerti e spettacoli all’aperto.

Servono, poi, eventi culturali di rilievo, oltre alla valorizzare dei beni archeologici, troppo spesso disconosciuti se non deliberatamente ignorati.

Il Comune di Mestre mostrerà più rispetto per le proprie preesistenze storiche di quanto abbia fatto il Comune di Venezia, naturalmente poco portato a valorizzare il patrimonio storico-culturale mestrino rispetto a quello ricco e inestimabile della città lagunare. Non si ripeteranno vicende come quelle delle mura medioevali portate alla luce e subito tombate in Via San Pio X.

Verranno istituiti seminari e occasioni formative, sin dalle scuole primarie, laboratori per ogni target di età per favorire la conoscenza delle nostre origini e del nostro territorio, ricco com’è di specificità, opportunità e risorse troppo spesso poco note.

 

8.3) Un Museo della Città.

Per questo, servirà anche un Museo per la Città di Mestre.

Il Museo M9 è stato pensato per altra funzione e non tratterà, infatti, di Mestre.

Invece, da oltre 60 anni la cittadinanza reclama uno spazio consono in cui raccogliere i reperti della storia di Mestre, affinché non vengano ulteriormente dispersi, quando non addirittura smarriti, come il Comune di Venezia ha ignominiosamente fatto in passato con la collezione raccolta per tutta una vita dal benefattore Giuseppe Urbani de Gheltof, che ne auspicava l’utilizzo come base iniziale del costituendo Museo di Mestre.

 

8.4) Recupero dello sport a Mestre.

Anche attraverso lo sport è possibile migliorare la qualità della vita delle persone ed alimentare il senso di coesione e di appartenenza alla comunità.

Per questo, la Città non necessita di grandi impianti faraonici, di cui non si conoscono i tempi e i costi di realizzazione e che, in ogni caso, sarebbero destinati a restare vuoti e desueti nel giro di pochi anni.

Servono, piuttosto, impianti sportivi per lo sport dilettantistico e di prossimità.

Le squadre di calcio, di basket o di pallavolo, solo per citarne alcune, andranno sostenute per quanto possibile ma, soprattutto, il Comune non ostacolerà più le formazioni di Terraferma, negando loro spazi pubblici e delegando, per interesse, a singoli privati la gestione degli impianti rilevanti per tutta la collettività.

Vanno ridotte e rese più accessibili le tariffe orarie per l’utilizzo delle palestre comunali, allorché si dimostri la funzione sociale delle società sportive e il loro contributo al mantenimento, all’apertura e alla gestione degli spazi sportivi.

Si offriranno maggiore spazio e attenzione a quei sodalizi che hanno già raggiunto risultati d’eccellenza, come, a titolo meramente esemplificativo, nella pallanuoto, nel tennis e nella scherma.

 

 

In sintesi:

1 –> Sì a Mestre decorosa, viva e mai più degradata: per dare sicurezza e combattere il degrado urbano, contro la desertificazione civile e commerciale, per la riqualificazione del centro e, a cascata, di tutte le altre zone.

 

2 –> Sì a Mestre Tua: per una Mestre inclusiva, senza più periferie, ma unico grande centro che valorizzi tutte le proprie ricchezze e potenzialità, da Marghera a Campalto, da Zelarino a Dese, da Favaro a Chirignago.

 

3 –> Sì a Mestre bella, verde e più pulita: per curare il verde pubblico oggi abbandonato e creare nuovi collegamenti e possibilità di fruizione.

 

4 –> Sì a Mestre con un forte senso civico: per donare quell’identità cittadina e senso civico che attualmente mancano: i cittadini e le cittadine più coinvolti da un’amministrazione più vicina sono anche buoni cittadini e cittadine.

 

5 –> Sì a Mestre rispettosa della propria storia: per salvaguardare le preesistenze storiche, artistiche ed evitare le speculazioni edilizie e gli scempi che sono stati perpetrati in passato.

 

6 –> Sì alla cultura a Mestre: per una città con un’offerta culturale all’altezza della domanda e che supporti l’ampio panorama dell’associazionismo spontaneo.

 

7 –> Sì a Mestre sportiva: per recuperare l’identità sportiva della città, favorendo la partecipazione della popolazione grazie allo sport di prossimità e dilettantistico.

 

8 –> Sì a Mestre turistica: per coinvolgere nell’offerta commerciale e culturale locale gli oltre 1.482.000 turisti e turiste che ogni anno pernottano a Mestre per un totale di 2.500.000 notti.

 

9 –> Sì a Mestre accessibile: per una segnaletica che aiuti e non confonda, eliminando la maggior parte delle ZTL e perché la polizia locale debba far rispettare i divieti e non fare cassa a scapito dei cittadini e delle cittadine.

 

10 –> Sì a Mestre meno costosa: per un Comune più vicino ai cittadini e alle cittadine, economico, efficiente, che preveda emolumenti inferiori a sindaco, assessori e consiglieri comunali, senza gli inutili sprechi delle municipalità e delle consulenze esterne.