Urbanistica di Mestre

Urbanistica di Mestre

Le forme geografiche della superficie terrestre, come le linee di costa, la presenza dei rilievi e il corso dei fiumi si modificano in tempi geologici lunghissimi rispetto alle vicende della storia umana. Per tutto il tempo in cui queste forme permangono, esiste una vocazione geografica naturale dei luoghi: ad esempio intorno ad un lago nascerà una comunità di pescatori, in una baia riparata sorgerà un porto, su un valico alpino passerà un sentiero, su un fiume sorgerà un ponte ed intorno ad esso un centro abitato.

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La pianura veneta è orientata in senso da sud-ovest verso nord-est, e sarà sempre luogo di passaggio obbligato per chi si rechi dall’Italia o dalla Spagna verso l’Europa orientale. Già i Romani avevano costruito la Via Annia che collegava Padova con Aquileia: questa è la direttrice principale dei trasporti della pianura veneta. Questa via di comunicazione attraversa però perpendicolarmente tutti i fiumi che scendono dalle Alpi al mare e che scorrono invece da nord-ovest verso sud-est.

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Ogni qualvolta questa via incontra un fiume, lì c’è bisogno di un ponte e lì sorge un centro abitato: a Padova passa il Bacchiglione, a Ponte di Brenta il Brenta, a Mestre il Marzenego, a Dese il Dese, a Marcon lo Zero, a Quarto D’Altino il Sile, a San Donà di Piave il Piave, e così via.

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Mestre è dunque il ponte sul Marzenego, che qui scorre da ovest verso est e forma un’isola fluviale idonea per un insediamento ben difendibile. Sono sorti infatti due castelli nel tempo: il Castelvecchio nell’area dell’ex-ospedale Umberto I e il Castelnuovo attorno a quello che ora è il Municipio di Mestre. A Mestre quindi si attraversa il Marzenego due volte in direzione nord-sud.

Secondaria rispetto a questa direttrice principale c’è la direttrice verso Treviso e le Alpi, già interpretata dai Romani con la via Claudia Augusta che si dipartiva da Altino verso le montagne. A Mestre questo trivio è rappresentato dalle tre vie, cui corrispondevano tre porte con tre torri, del Castelnuovo: la via Palazzo verso sud cioè Padova, la via Caneve verso est cioè Aquileia, la via Torre Belfredo verso ovest (poi gira a nord) cioè Treviso.

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Da Mestre però si dipartono anche altre vie, per altre direzioni: la via Romea verso Ravenna, la via Miranese verso Mirano, la via Castellana verso Castelfranco, il Canal Salso e la via Forte Marghera verso Venezia. Se associamo la direzione verso Padova alla Romea (nel tratto iniziale), o se scartiamo la direzione verso Mirano, che è simile alla direzione verso Padova, ci rendiamo conto che Mestre si trova all’incrocio di 5 vie di terra e di una d’acqua.

Tali infatti sono anche le direzioni delle linee ferroviarie che si dipartono dalla stazione di Mestre: da una parte le rotaie vanno verso Venezia, dall’altra si aprono a ventaglio per andare verso Ravenna, Padova, Castelfranco, Treviso, e Trieste.

Di queste 6 vie, 3 sono a sud del Marzenego (via Miranese, via Cappuccina, via Forte Marghera) e 3 sono a nord (via Castellana, via Terraglio, via San Donà). Il centro antico di Mestre e la Piazza Maggiore fungevano da collegamento tra le tre vie a sud con le tre vie a nord: l’attraversamento nord-sud del Marzenego è cruciale nella geografia di Mestre.

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Interpretando correttamente questa concezione della vocazione del territorio, il Comune di Mestre all’inizio del XX secolo, allo scopo di agevolare questo passaggio del fiume e smaltire il traffico in piazza, costruì altri due attraversamenti del fiume: ad ovest del centro la via Circonvallazione e ad est la via Colombo. Nell’interpretare la direttrice naturale nord-sud della città, aprì anche Corso del Popolo, via Piave e viale Garibaldi, di modo da avere tre assi stradali nord-sud: Corso del Popolo-via Colombo-via Ca’ Rossa, via Cappuccina-Piazza Ferretto-via Palazzo-viale Garibaldi, via Piave-via Circonvallazione-via Terraglio. I tre assi sono collegati a sud del centro dalle vie Poerio, Rosa, Carducci, Olivi, e a nord del centro dalle vie Caneve, Torre Belfredo, Spalti. Il centro si trova quindi inanellato dentro un quadrato e il traffico può scorrere tranquillo.

Quando Mestre fu inglobata nel Comune di Venezia, questo non capì o non si curò affatto di interpretare la vocazione della città, perché non ne riconosce l’esistenza in quanto “centro” di vie di comunicazione, o perché la vuole semplicemente annientare.

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Il Comune di Venezia ha una visione Venezia-centrica, diversa rispetto alla visione Mestre-centrica del vecchio Comune di Mestre. Concepisce il centro della Terraferma a San Giuliano e di lì fa dipartire tutte le strade che costruisce: via della Libertà verso l’autostrada per Padova, viale Vespucci verso la Castellana tagliando via Bissuola e viale Garibaldi, addirittura sventra il centro con l’asse viale San Marco-via San Pio X-via Einaudi, poi via Martiri della Libertà per collegare Venezia con il Terraglio e con l’autostrada per Trieste.

Poi cerca di far espandere Mestre verso est costruendo Marghera, la zona di Altobello, la zona di viale San Marco, il Villaggio Laguna a Campalto, il Peep Bissuola. Cerca invece di impedire in tutti i modi la crescita urbana verso ovest e lo fa premendo per la costruzione di una tangenziale a ridosso del centro e mantenendo intatti i passaggi a livello della Gazzera e della Cipressina.

La tangenziale poi viene costruita ad accesso libero, come se l’autostrada per Padova dovesse collegare Padova con Piazzale Roma e l’autostrada per Trieste dovesse collegare Piazzale Roma con Trieste, senza tenere in debito conto il fatto che la maggior parte del traffico va da Padova a Trieste senza interesse per Venezia. In altre parole: il territorio di Mestre deve svolgere la sua funzione principale di essere attraversato dalla direttrice Padova-Trieste, indipendentemente dall’esistenza di Venezia nella laguna limitrofa.

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I risultati si vedono.

Anni di intasamento della tangenziale, che doveva fungere da locale circonvallazione del centro ad ovest e da asse autostradale continentale.

Il giro via Forte Marghera-viale Sansovino-viale Vespucci, percorso obbligato per collegare Mestre nord con Mestre sud, quando invece la via Forte Marghera e il viale Vespucci ad est di viale Sansovino, cioè verso Venezia, sono deserti.

La via Martiri della Libertà usata per lo più come circonvallazione est di Mestre, che, mezza vuota, attraversa pomposamente una stretta via San Donà con le macchine in coda.

Il cavalcaferrovia attraversato quasi solo da traffico di collegamento tra Mestre e Marghera, poiché nessuno va a Venezia in automobile (e dove la parcheggia?).

Infine i privati di via Torino, per evitare il traffico di Corso del Popolo, fanno costruire a proprie spese il ponte di viale Ancona (ancora una volta i cittadini necessitano di collegamenti nord-sud), cui il Comune di Venezia risponde costruendo il ponte di via Torino, ma dove? Verso Venezia. Con il risultato che una gigantesca metà via Torino è vuota in direzione del suddetto ponte, mentre un’altra metà ad una sola corsia per senso di marcia è intasata di traffico in direzione del cavalcaferrovia per andare verso Marghera o verso l’autostrada.

La rete stradale di Mestre non soddisfa le esigenze del traffico locale (e nemmeno quelle del traffico internazionale prima dell’apertura del Passante di Mestre), perché non è costruita in modo tale da permettere gli spostamenti che la gente ha bisogno di fare, per svago o per commercio, rendendo la circolazione tortuosa e difficile, perché è stata concepita in modo Venezia-centrico.

La risposta del Comune di Venezia all’intasamento da traffico di Mestre è stata dapprima l’introduzione di un groviglio di sensi unici, poi la chiusura di intere vie al traffico ed infine l’impiantarsi dei cantieri del tram, cose che hanno ulteriormente reso difficile al centro cittadino di svolgere le sue funzioni residenziale, civica, commerciale e di fornitura di servizi.

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È la concezione Venezia-centrica ad essere responsabile dei problemi del traffico di Mestre. Il vecchio Comune di Mestre, dotato di una visione urbanistica Mestre-centrica, aveva fatto scelte vincenti, invece. Per questo abbiamo bisogno di un Comune di Mestre, perché chiunque lo governi, destra o sinistra o centro, non potrà che farlo con una visione Mestre-centrica, che è quello di cui urbanisticamente abbiamo bisogno se vogliamo dare un futuro prospero alla città di Mestre

Invece, voler forzare un territorio ad essere quello che non è, come è stato fatto, si è visto che non porta a niente di buono.

Sebastiano Perale

Dottore in Scienze ambientali